RANDOGIRO dell’ EMILIA 2018

2 – 3 Giugno 2018 – Nel’ormai lontano 2009 incontrai sulla mia strada Lorenzo Borelli il quale mi ha firmato uno dei miei primi brevetti da 200 km. Da allora ci siamo sempre rispettati e scambiati piccoli gesti che nel tempo si sono trasformati in amicizia.Oggi mi trovo ad affiancarlo a fare un po da suo “braccio destro” nel portare avanti quel progetto in cui lui ha sempre creduto. Grazie Lorenzo.

ISCRIZIONI APERTE sul sito Audax Italia – RandoGiro dell Emilia
OPEN REGISTRATION on the Audax Italia – RandoGiro dell Emilia web site

La Polisportiva Spilambertese vi da il benvenuto, presentandovi il Randogiro dell’ Emilia 2018.

Via Gaetano Donizetti, 1, 41057 Spilamberto MO – NOTA: l’ingresso piu comodo è quello su via Casteluovo Rangone

Polisportiva Spilambertese welcome you and it’s pleased to show you the Randogiro dell’ Emilia 2018.

Via Gaetano Donizetti, 1, 41057 Spilamberto MO – NOTE: the most comfortable entrance is located in via Casteluovo Rangone.


Scegli la distanza e sfida te stesso…

300 km – tempo massimo 20 ore
600 km – tempo massimo 40 ore

Choose the distance and challenge yourself…
300 km – maximum time 20 hours
600 km – maximum times 40 hours

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Per qualsiasi informazione non esitare a contattarci, inviaci una mail a:
POL.SPILAMBERTESE.CICLISMO@GMAIL.COM
Ti risponderemo il prima possibile
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We will replay to you as soon as possible
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Pubblicato in Anno 2018 | Lascia un commento

16 Dicembre – Randonnee Solstizio d’ Inverno

ARCO (TN) – Con qualche giorno di anticipo ad Arco si festeggia il Solstiziono d’ Inverno con una randonnee di 200 km in notturna. Insolita “formula” che però attrae molti ciclisti, molti amanti delle 2 ruote per una sfida abbastanza impegnativa dal punto di vista fisico: non tanto per l’altimetria ma per le condizioni climatiche. Siamo in Dicembre e le temperature non sono certo delle più miti, oscillano intorno ai 0°C, qualche grado sopra e qualche grado sotto: su qualche ciclocomputer si leggerà -2°C. La partenza è fissata per le 20:30 di sabato sera 16 Dicembre, con la consapevole certezza di pedalare tutta la notte sperando d’arrivare prima del sorgere del sole. L’organizzatore è Fabio Albertoni, un ragazzo solare, preciso e dal vero spirito randagio, una persona alla quale puoi chiedere informazioni con la certezza d’avere le risposte corrette. Nel suo “stile” è attento a tutti i dettagli, cercando di lasciare trapelare la difficoltà della randonnee e incoraggiando ogni ciclista informandolo sui punti più critici. Una randonnee è questa: amici, ciclisti, sorrisi, difficoltà, sudore fatica, sfida, incertezza, sicurezza,  e il piacere di visitare il Lago di Garda “addobbato” per le feste Natalizie.

Ore 16:30, salgo in macchina e parto verso Modena Sud. Sono solo in auto, quasi incredulo della “cosa” che sto per fare. Gli anni d’oro in cui partivamo in 2, in 3 o a volte in 4 per affrontare avventure analoghe sono finiti. Sono rimasto da solo e a volte la cosa mi spaventa: sono rimasto bambino o ho ancora voglia di affrontare il mio limite? A volte me lo chiedo, ad ogni partenza sono pensieri che mi tornano in mente e che lentamente svaniscono come sono venuti. Penso alle prime randonnee, alle prime avventure in cui ero “acerbo” ed inconsapevole delle difficoltà che avrei incontrato. Ora è tutto diverso, ora sono a conoscenza di cosa vado incontro, sono consapevole della presenza di una linea immaginaria oltre la quale non devo spingermi perchè potrei avere qualche difficoltà. Oggi, 16 Dicembre 2017, non sono allenato come vorrei e conoscendomi so che soffrirò prima della fine della randonnee.

Il viaggio verso Arco scorre relativamente veloce, mentre sento Guerz (l’americano) e Mirco (il Sommelier). Due mie grandi amici coi quali ho condiviso parecchi anni della mia vita e coi quali c’è un rapporto d’amicizia che va al di là della dell’oceano o del poco tempo che abbiamo per frequentarci. Ogni volta che ci vediamo o che ci sentiamo è sempre come quella volta che l’ americano e il sommelier mi “rapirono” per andare ad Alba…ma questa è tutta un’altra storia.

Sono ad Arco, cerco un parcheggio vicino alla partenza ma è tutto inutile. Tutto pieno, luci natalizie in ogni dove e un particolare scorcio di una piazzetta mi fa assaporare il gusto del Natale. Mi allontano del centro e trovo un parcheggio enorme a poche centinaie di metri: alcuni camper sono parcheggiati, diverse macchine col portabiciclette e qualche personaggio sconosciuto sta preparando il suo mezzo per la notte. Parcheggio e lentamente cerco di riordinare le miei idee: devo mangiare, finire di vestirmi e preparare la bicicletta. Manca poco più di un’ora alla partenza, decido di mangiare cosi da mettere in “cascina” un po di legna per la notte: la pasta col tonno che mia moglie mi ha preparato. Bevo una Red Bull e scendo dalla macchina: il freddo inizia lentamente a penetrare nella divisa e subito si fa sentire sulla pelle accaldata. Sono vestito a strati, nè troppo pesante, nè troppo leggero: non voglio sudare troppo durante il giro e di conseguenza devo soffrire un po di più prima della partenza. Ripercorro in bicicletta la strada che porta verso Piazza Marchetti: un bar circondato da biciclette, qualche ciclista fuori e molti dentro in fila per l’iscrizione. Fabio Albertoni è là che ci aspetta, aspetta ogni ciclista col quale scambia un saluto, un sorriso mentre consegna la carta di viaggio. Gli stringo la mano, due chiacchere e via nuovamente fuori a respirare l’aria tagliente. Non voglio abituarmi al caldo del bar, preferisco stringere i denti fuori vicino alla mia 2 ruote, sebbene manchi ancora una mezz’oretta al “via“. Riconosco un viso noto è Franco Mazzucchelli, al quale avevo chiesto di aggregarmi al suo gruppetto finche avrei potuto tenere il loro passo. Non ho tanta confidenza con lui, mentre lui con un semplice sorriso e due parole mi mette subito a mio agio. Mi guardo intorno, la piazzetta si sta lentamente riempendo di ciclisti…venti, trenta, quaranta, cinquanta….ogni minuto che passa ne conto sempre di più. Sembra che iscritti superiamo i 200: non sono l’unico ad avere qualche rotella che non va. Alzo lo sguardo e dalla porta del bar esce una barba brizzolata e un ragazzotto dallo sguardo noto: sono Pietro e Maurizio. Che spettaccolo rivederli! Anche loro hanno sempre il sorriso, hanno sempre 2 parole da scambiare e una battuta pronta per farmi sorridere.

 

Ore 20:30, sono in mezzo al gruppo di ciclisti pronti alla partenza mentre Fabio sale in alto, alza la voce mentre inizia l’ultimo briefing su eventuali punti critici che si possono incontrare sul percorso. C’è chi ascolta, chi parla e chi si scatta qualche selfie mentre io cerco di carpire qualche parola confusa che aleggia nell’ariao. Non capisco quasi nulla. Pazienza, vedrò il da farsi lungo il percorso. Partiamo alle 20:45 col terzo gruppo, siamo io, Franco, Rosanna, Pino e qualche altro viso che ho già visto ma che non conosco. La direzione è verso nord dove incontrerò esattamente ciò che Franco mi aveva anticipato qualche minuto prima: salitelle, freddo e qualche insidia sulla pavimentazione. La strada è deliziosa, le poche auto incrociate ci danno la precedenza salutandoci con 2 colpi di clacson. Intorno a noi è tutto buio, riesco a distinguere poco e nulla se non ciò che i fanali illuminano di tanto in tanto. La velocità non è sostenuta, anzi è quasi piacevole se non per il freddo che lentamente mi sta “pugnalando” l’indice e il pollice della mano sinistra. Tutto il resto del corpo è caldo o quanto meno non sente il freddo che lentamente la vuole fare da padrona. Passiamo Dro, il lago di Cavedine per poi dirigerci verso Il lago di Toblino il quale mi ricorda una trasferta di lavoro di qualche mese fa. Il castello è visibile, meriterebbe piu tempo e qualche foto, ma vista la situazione non posso permettermi di fermarmi e quindi via dritti attaccati alla ruota di chi mi precede. Giro di boa a Santa Massenza, dove qualche ragazzino ci aspetta per farci il secondo timbro: sono indaffarati, ci mettono tutto l’impegno che possono, uno timbra e l’altro mette l’orario. Spettacolo. Trovo un angolo buio dove “cambiare l’acqua al canarino” per poi ripartire nuovamente. La strada è pressapoco la stessa dell’andata per poi tornare ad Arco dove ci aspettano per il secondo controllo e il terzo timbro: 50 km fatti. Mangio qualcosa al volo e via nuovamente in sella per fare il giro completo del Lago di Garda. Adesso la strada la conosco bene, il lato veneto del lago mi da sempre grande energia e grandi soddisfazioni, i suoi “su” e “giu” sono pane per le mie gambe e dopo essere stato a ruota di Pino gli chiedo se vuole il cambio. Mi metto davanti e inizio a fare strada, non sento troppa fatica, anzi l’aria fredda mi da energia mentre il mio sguardo si perde nelle luci natalizie che animano ogni singolo paese che attraversiamo. Il traffico è poco se non inesistente, la strada è asciutta e il lago leggermente ondulato rompe il silenzio che la fa da padrona. Ricordo ogni singolo paese, ogni incrocio che negli anni passati mi ha visto assieme al Guerz pedalare e sudare per portare a casa qualche successo e qualche fallimento. Tutto fa parte del gioco e tutto si trasforma in esperienza e consapevolezza dei propri limiti fisici e mentali. Sono ancora qui a cercare fino dove posso spingermi, sono ancora qui a provarci, anche se per i piu svariati motivi, da San Vito sono partito da solo. Via verso Garda poi Bardolino e infine Peschiera, dove una leggera coltre di foschia si fa vedere. L’aria è molto piu umida rispetto a qualche chilometro precedente, mentre mi accorgo d’essere sudato e infreddolito. Ci fermiamo per fare un veloce timbro al McDonald di Peschiera, mentre il freddo “entra” senza chiedere permesso. Entra nei vestiti, si fa spazio e mi penetra nelle ossa. Mentre aspetto gli altri mi muovo, cerco di restare

il meno possibile fermo ma sembra quasi tutto inutile. Fortunatamente stiamo fermi circa 10 minuti, ne approfitto per mangiare un panino col prosciutto e bere un sorso d’acqua. Uno in fila all’altro ci dirigiamo verso l’altra metà del lago: la parte bresciana. Il corpo lo sento freddo, le mani sebbene abbia 2 paia di guanti sono intorpidite, il naso è un ghiacciolo, mentre i piedi sono stranamente caldi. Il lago di Garda deserto fa quasi impressione, sono abituato a vederlo durante il giorno, durante le ferie, durante quei giorni in cui non trovi un parcheggio, durante quei momenti in cui ammiri le barche sfrecciare all’orizzonte. In Dicembre, alle 2:00 di notte non c’è anima viva se non qualche locale nella zona di Desenzano e Peschiera che “sparala sua musica a tutto volume. Qualche ragazzo ci saluta, ci incita e poi lentamente lo lascio alle spalle. I chilometri iniziano a salire oltre le 3 cifre mentre le gambe continuano a macinare senza avere paura. Il lato del Lago di Garda che riguarda la parte bresciana lo conosco meno ma è ugualmente bello, mi regale scorci strepitosi messi in risalto da presepi cittadini incantevoli. Giochi di luci e riflessi particolari, non mi fanno accorgere del passare del tempo che inesorabile scorre km dopo km. Arrivati a Solarolo, cerchiamo di tenere gli occhi aperti, perchè dobbiamo individuare un cartello della “Esso” e leggere i km che mancano al distributore. La faccio molto  più difficile di quella che è: il cartello è gigante e proprio posto sull’ incrocio dove dobbiamo girare. Scatto una foto e via verso il lago che ci aspetta con le sue onde. Questa zona del lago è piu “agitata“, il vento inizia lentamente a farsi sentire con qualche leggera folata, ma che tutto sommato non ci disturba piu di tanto. Arriviamo a Salò dove mi vengono in mente 2 momenti della mia vita: il week end con mia moglie e l’imbarazzante situazione della MTB Garda Maraton.

Ve la racconto molto brevemente perchè mi fa ancora ridere: Trascorro un week end con mia moglie a Garda, parcheggio la macchina al venerdi a Garda (vicino all’albergo) e al sabato vado a Salò tutto il giorno (in traghetto). La sera ritorno in albergo e alla mattina seguente vado per prendere la macchina. Sorpresa! C’è una gara di MTB e la mia auto è parcheggiata in mezzo alla partenza affollata da migliaia di ciclisti. Parte il primo gruppo e lentamente la mia auto appare in mezzo ai ciclisti. Individuo lo speaker in mezzo alla folla e timidamente gli indico la mia auto. Lei con compassione: “vai, prendi l’auto e spostala”. Con tutto l’imbarazzo del mondo salgo in auto mentre centinaia di ciclisti e spettatori mi guardano. Avrei voluto avere il teletrasporto. (a mio favore? Al venerdi nel parcheggio non c’era nessun cartello…..che indicasse la gara della domenica) Fortunatamente tutto finì fra una risata e l’altra.

Torniamo a Salò, che ricordo molto volentieri con un pizzico di ironia se penso a quel week end. Ancora una ventina di km prima di giungere all’ultimo controllo prima dell’arrivo. Davanti a me vedo una galleria, la prima galleria preceduta da una salita che per la mia situazione fisica sembra il Mortirolo. Non capisco! Le gambe sono improvvisamente diventate legnose, i copertoni sembrano incollati a terra e molto velocemente il gruppetto mi stacca. Rimango ultimo e solo. Mi guardo le spalle e non vedo nesun fanale mentre le luci rosse sono ormai lontane, troppo lontane. Non riesco piu a rientrare e perdo definitivamente il contatto con quelli davanti. Arrivo al controllo, ho fame e sete e senza pensare mi fermo e cerco di ritrovare le energie che pochi km prima hanno deciso di abbandonarmi. Come se qualcuno avesse spento l’interruttore, mi trovo al buio, mi trovo senza le forze per sostenere il “passo” che fino a li mi aveva accompagnato. Riparto e lentamente cerco di concentrarmi per capire come posso gestirmi: se esagero mi “pianto” ancora di piu e se vado troppo piano “congelo“. Decido di non lasciarmi influenzare da chi riparte assieme a me e trovo la giusta cadenza nella pedalata. Al momento di difficoltà, si aggiunge anche il vento che come predetto da Franco inizia a soffiare abbastanza deciso e contrario. Guardo il cielo e ringrazio! Sono da solo, quindi me lo devo fare andare bene. Mancano ancora circa una trentina di km e tutti controvento. Ottimo! Mi raggiunge un tedesco (ricordo il soprannome Otto) col quale scambio qualche minuto di conversazione col mio inglese “maccheronico“. Ci capiamo, parliamo delle randonnee fatte in passato, dei luoghi visitati e delle attrezzature che ci portiamo dietro nei nostri viaggi. Mi stupisce il fatto che lui si affida totalmente da chi lo precede senza avere roadbook o navigatore. Io non riuscirei mai, sono abbastanza metodico. Fatto stà che dopo una decina di km mi trovo nuovamente solo, perchè Otto mi stacca e lo vedo sparire all’orizzonte. Mi raggiunge un ragazzo della provincia di Verona, col quale percorro con “un filo di gas” gli ultimi 20 km. Parliamo e ci teniamo compagnia fino alle 5:30 dove giungiamo ad Arco. E’ finita! 205 km, soddisfazione e voglia di ripartire! Mi godo l’alba seduto comodamente in macchina, mentre torno verso casa.

Pubblicato in Anno 2017 | 8 commenti

09 Settembre 2017 – Lago Trasimeno

SAN VITO – Da qualche mese sto pensando al viaggio di settembre. Le idee sono poche ma gli amici sono tanti e mi faccio coinvolgere nel viaggio di Giannino verso la diga del Vajont: mi affascina l’idea. Passano le settimane e giorno dopo giorno controlliamo le previsioni meteo che non lasciano ombra di dubbio: acqua e freddo. Il pensiero di girare in bicicletta una settimana intera sotto l’acqua non è proprio il massimo, decidiamo di cambiare itinerario: Lago Trasimeno.
Sono l’unico che ha a disposizione l’intera settimana, quindi decido di partire al sabato mattina da solo, pedalare i primi due giorni in solitaria per poi essere raggiunto da Giannino ed Adriano al lunedì mattina a Fano mentre al martedì sera, Graziano si sarebbe unito a noi a Castiglione del Lago per poi proseguire tutti assieme.

Venerdì 08 Settembre: Sono concentrato su ciò che mi potrebbe servire durante il viaggio, come al solito preparo tutto sul divano e meticolosamente “insacco” ogni singolo capo in modo che occupi il meno posto possibile. Ricevo un messaggio del “Gara“, che mi chiede cosa avrei fatto l’indomani e se avessi voluto unirmi al suo gruppetto per andare a mangiare il pesce al mare….a Rimini. Sorrido, anzi me la rido di gran lunga, mentre non esito a rispondergli: “Gara, mi prendi in giro? Domani parto per un viaggio in bici di 7 giorni…e come prima tappa mi fermo a Rimini. Se non avete fretta e avete la pazienza d’aspettare una bicicletta con le borse…mi aggrego volentieri, cosi evito di fare tutta la Via Emilia da solo“. Detto fatto, l’appuntamento è per le 6:30 davanti alla stazione di Castelfranco Emilia.

Sabato 09 Settembre: Apro gli scuri, la notte è ancora lì, le poche luci dei lampioni illuminano il giardino davanti casa mia mentre il cielo è pieno di stelle. Le previsioni erano molto buone per la giornata…meno per il giorno dopo. Mi preparo, mangio abbondantemente e scendo in garage: la bicicletta è li, carica, lucida e pronta alla partenza. Inizia il viaggio verso sud.

Accendo i fanali ed inizio a pedalare verso la stazione di Castelfranco Emilia, dove mi aspetta il gruppo del “Gara”. Poche centinaia di metri e torno indietro…ho scordato gli occhiali da sole….che a quell’ora non servono, ma durante il giorno fanno comodo. Mentre esco di casa per la seconda volta, Giada mi viene incontro, un abbraccio, un sorriso e ci si da appuntamento verso sera…su Whatsapp. L’aria è fresca, le luci della bicicletta illuminano la strada mentre col sorriso inizio a fischiettare, poi a cantare: “…voglio vivere così….col sole in fronte….felice canto…“. Via Medicine….attraverso la Via Vignolese…poi prendo il Percorso Natura lungo il fiume Panaro. Solitamente questa strada la percorro per andare a lavorare, mentre oggi con un passo piu veloce del solito, mi porterà dritto a Castelfranco Emilia. Il Gara è già là con alcuni sui amici, lo sento parlare e ridere mentre scarica la sua bici dal furgone. Giannino, è venuto a salutarmi, è lì a fare due foto ricordandomi che arriverà a Fano il lunedì seguente. Si parte, due “trombettate” dall’immancabile trombetta fissata sul manubrio e via verso il mare. La mia bicicletta, dall’aspetto goffo, sfigura in mezzo alle altre 6 biciclette da strada, tirate a lucido e leggere come piume. Le borse fissate sul portapacchi posteriore, il borsello sopra la ruota anteriore e le luci posteriori ed anteriori, mi fanno sentire un pesce “fuor d’acqua“. La mia pedalata “lenta ma violenta” si fa rispettare, anche se capisco bene di rallentare il gruppetto che con molta pazienza cerca di non andare oltre i 30 km/h. Oltre al “Gara”, conosco anche “Bobo“, il cugino di Giannino, che subito mi tira in mezzo al gruppo e mi fa conoscere il resto della “banda“. Tutti ragazzi piu o meno della mia età che incuriositi dalla mia bicicletta iniziano a chiedermi qualcosa…su dove vado…quando torno…ecc. Da li a poco è tutta discesa, perchè mi sento parte di un gruppetto di amici che stanno andando a Rimini a mangiare il pesce. Un po sto davanti, un po sto dietro, un po cerco di non mollare, ma arrivati a 40 km da Rimini, mi rendo conto che sto “spendendo” veramente tanto, in termini di energie e decido di lasciarmi sfilare dal gruppo per proseguire da solo. Abbiamo percorso i primi 100 km, ad una velocità abbastanza sostenuta per le mie gambe e la mia bici, per non arrivare distrutto, saluto il Gara e gli do appuntamento al bagno 44, dove loro mi aspetteranno. Arrivo circa alle 13:15, sono tutti a sedere che mi aspettano per dare inizio alle “danze“. Non manca nulla, birra, pesce, piadina e tante risate. Finito il pranzo si riparte su strade diverse, il gruppo del “Gara” si dirige verso la stazione dei treni, mentre io continuo verso sud…pochi km per raggiungere l’albergo. Mi consegnano le chiavi della camera dove con la giusta calma, mi butto sotto la doccia per poi sdraiarmi sul letto. E’ una stanza piccolina, al limite della sopravvivenza, ma non importa, sono talmente stanco che dormirei anche per terra. La sera passa veloce, mentre il cielo diventa sempre piu scuro e qualche lampo inizia a illuminare l’orizzonte nell’entroterra. Cado in un profondo sonno…interrotto solo dalla sveglia delle 6:00.

Domenica 10 Settembre: Apro gli occhi, e subito guardo fuori dalla finestra. Sembra che abbia smesso di piovere da poco, le strade sono bagnate, mentre il cielo è stranamente sereno verso sud e annuvolato verso nord. Sono le 6:30 quando scendo per fare colazione, anche se è tutto ancora fermo lì, fermo alla sera prima, come se nessuno si fosse alzato. Intravedo una luce in cucina e una ragazzina mi da il buongiorno, anche se stupita nel vedermi vestito da ciclista. Ho un po fretta, voglio partire il prima possibile, in modo da evitare l’acqua. Mangio un boccone al volo e scappo, come se qualcuno mi corresse dietro con un bastone. Davanti all’hotel una signora mi saluta, ha l’accento dell’ est. La guardo, sorrido e la saluto con la mano. Stamattina, l’intenzione era di passare per Tavullia, Urbino e tornare sulla costa in zona Fano: un totale di circa 100 km, con qualche su e giù. Un piccolo “punto della situazione“, per decidere di annullare tutto e dirigermi direttamente a Fano, senza passare nell’entroterra, che sembra minacciare acqua pesante. La ruota inizia a muoversi, le gambe sono un po “legnose” mentre di fronte a me sembra alzarsi il sole. Le nuvole sono tutte alla mia destra e alle mie spalle, mentre di fronte a me l’alba inizia a mostrare i primi volti di chi si fa una corsetta sul lungomare. Due amici sono li seduti su un piccolo ponte, mentre si gustano il sole salire in alto nel cielo. Mi fermo a pochi metri e li saluto, chiedendo loro di poter scattare una foto. Mi lascio Rimini alle spalle, mentre Riccione è quasi alle porte: attraverso una zona quasi depressa, per non dire abbandonata. Le vecchie “colonie” sono ancora li, in ricordo di quando ospitavano centinaia di bambini. Sono li, immobili, vuote, ad osservare il mare ogni giorno ed ogni notte. Li accanto, a volte di fronte, qualche struttura alberghiera lasciata al suo destino, abbandonata a se stessa, lasciata preda di qualche vandalo e delle naturali erbe e piante spontanee che stanno prendendo possesso dei luoghi abbandonati. Se osservato nel suo piccolo, mi ricorda qualche film di fantascienza…sulla fine del mondo. Pedalo e osservo, osservo e pedalo, dando sempre un’occhio al cielo, che in pochi km ha già cambiato volto. Il sole se nè andato in anticipo, lasciando spazio a nuvole grige e poco rassicuranti. Sebbene siano le 7:30 circa, la strada è gremita di persone che vestite dei colori del proprio idolo, si dirigono verso Misano dove si disputerà la gara del motomondiale. Colori sgargianti, divise impeccabili, bandiere, cappellini e sorrisi come se piovessero. Questi sono appassionati, tifosi, gente che va a vedere uno spettacolo…nessuno si “mena“…anzi sembrano tutti “amici“. Che differenza che c’è col mondo “malato” del “calcio“! Passato Riccione ecco che arrivano le prime gocce, prima leggere come bolle di sapone, e subito dopo pesanti come gavettoni il 15 di Agosto. Non c’è nulla da fare, la situazione non cambierà fino a Fano. Cattolica la passo senza accorgermene, mentre mi gusto Gabicce Monte sotto l’acqua. E’ sempre bello pedalare su questa collina che si alza sopra il livello del mare, lasciando scorgere panorami mozzafiato anche se celati di nuvole minacciose e cariche d’acqua. Incontro qualche altro “disperato” in bicicletta, ci salutiamo e ci scambiamo “il buongiorno“. Scendo verso Pesaro, facendo attenzione ai freni: quando piove i “tappetti” si consumano molto velocemente e sapendo di non averli “nuovi“, cerco di frenare il meno possibile. Sento il classico rumore della sabbia stridere fra cerchio e tappetto, mollo la presa, torno a pinzare e la rimollo…..cosi in una danza fra acqua e velocità. Arrivato a Pesaro passo per il centro dove chiedo informazioni su quale strada mi conviene fare: c’è il mercato e mi sono perso. Le indicazioni sono poche e confuse, ma alla fine mi ritrovo sulla ciclabile lungo il mare che conduce a Fano: acqua, acqua e ancora acqua. Arrivato alle porte di Fano, chiamo Gabriella per farmi dare qualche indicazione su come raggiungerla. Lei molto gentile mi dice: “Stia fermo dov’è, la vengo a prendere, cosi evita di bagnarsi“. Mi scappa un sorriso: “Non si preoccupi…è da Rimini che sono sotto l’acqua battente“. Sono in camera, mi spoglio, faccio una doccia bollente di 20 minuti e mi metto a sistemare la bicicletta: bisogna lavarla, oliarla e cambiare i freni. Un freno si è addirittura rotto, non riesco a ripararlo…che fare? L’indomani, prima dell’arrivo di Giannino ed Adriano, cercherò un meccanico o quanto meno qualcuno che mi possa aiutare a sistemare il danno. Ora sono stanco, punto la sveglia e vado a letto…per oggi ne ho abbastanza. Cado in un sonno profondo…

Lunedi 11 Settembre: La notte passa tranquilla, quando la sveglia suona. Mi affretto a vestirmi, salgo le scale, mentre Gabriella mi ha già preparato la colazione. Crostata appena sfornata, latte, caffè, marmellata e qualche panino saltato. Cosa si vuole di più? Le chiedo informazioni sul meccanico più vicino, dove poter riparare il freno malandato. Con precisione quasi chirurgica, mi indica il meccanico dove lei va di solito. Saluto Gabriella ed inizio a pedalare. Il cielo è tutto sommato sereno, le gambe girano abbastanza bene e in meno di 5 minuti sono davanti al meccanico che alle 8:00 ha già aperto ed è già operativo. Smonto le borse, solleviamo la bicicletta e aspetto che il “chirurgo operi il paziente”. Svita, avvita, stringi, regola, cambia, prova e alla fine mi torna a ridare la bicicletta con una modica spesa di 11 Euro! Soddisfatto, saluto e vado verso la stazione dei treni, ad attendere i miei compagni di viaggio: Giannino ed Adriano. Arrivo in anticipo e mi metto a scrivergli qualche messaggio: “Andate piano anche in treno 🙂“. L’altoparlante della stazione ferroviaria di Fano annuncia l’arrivo del treno e in meno di un batter d’occhio ecco scendere Giannino con Adriano. Gli vado incontro, scatto due foto e suono la trombetta. Si parte…verso il primo bar 🙂 . Seconda colazione della mattinata, a “base salata” per poi mettersi in fila indiana e puntare verso l’entroterra: Gubbio è la nostra destinazione. La strada lentamente sale, mentre il cielo inizia ad annuvolarsi seriamente. L’entroterra sembra minacciare acqua, anche se le previsioni meteo non erano poi cosi brutte. In fila indiana, prima uno poi l’altro ci diamo il cambio per faticare un po per uno. Passiamo Fossombrone per dirigerci verso le prime colline, che da li a poco non si fanno attendere, dando vita alla Gola del Furlo. La Gola del Furlo, non è proprio un “Passo”, ma un passaggio in una gola stretta che negli anni della seconda Guerra mondiale fu teatro di momenti abbastanza tesi, ma che fortunatamente non sfociarono in feroci scontri. Mentre transitiamo in queste zone, Giannino, assieme ad Adriano mi dispensano di perle storiche di cui faccio tesoro. E’ da qualche ora che l’acqua scende, non è forte, ma insistente e lentamente scende lungo la schiena. Fortunatamente non è freddo, anzi la temperatura è quasi piacevole. Ci dirigiamo verso Cagli e pian piano ci avviciniamo alla meta, chiediamo informazioni su quale sia la strada migliore da percorrere: “La Contessa” o no? E’ un dilemma che ci affligge: c’è chi ci indica “La Contessa” giurando che è la migliore…c’è chi ce la sconsiglia perchè non è bella. Che fare? Ci fermiamo e per poco non tiriamo la moneta. Alla fine decide Adriano, ma nella scelta rischiamo di sbagliare strada, poi con un colpo di lampo del Giannino riusciamo a percorrere la strada scelta da Adriano. Ora si sale con decisione verso “La Contessa” mentre l’acqua è incessante, quasi al limite della sopportazione. La strada è tortuosa, anche se non riesco a godere del panorama che offre, visto che l’acqua si infila in ogni dove. Finita la salita della “Contessa“, scolliniamo e scendiamo verso Gubbio. Pochi km di discesa, cerchiamo un albergo che ci ospita: è in centro, bello, grande e con un garage per custodisce le biciclette. Una doccia calda, un riposino sul letto e via verso l’aperitivo seguito da unìottima cena. E’ ora di dormire, oggi abbiamo faticato a sufficienza.

Martedi 12 Settembre: Gubbio, non credevo fosse una cittadina così bella. C’ero stato da piccolo, molto piccolo e non ricordavo nulla di queste vie che si intrecciano una con l’altra fra case in sasso, chiese, piazze e gente che proviene da ogni parte del mondo. Dopo aver condiviso la camera con Giannino, mi sveglio, faccio la doccia per poi fare colazione. In sala oltre a noi c’è uno “sciame di cavallette” che prima di partire per una lunga camminata assale il buffet del salato e del dolce. Saranno in 60/70 persone tutte vestite da camminatori che si apprestano a rifocillarsi prima di iniziare a camminare per chi sa quale destinazione. Mangiamo a sufficienza e via, verso il Lago Trasimeno. Sta per iniziare il quarto giorno in “sella” e il fondo schiena inizia a farsi sentire: uso due tipi di creme, una per la notte che dovrebbe alleviare le irritazioni e una per il giorno che dovrebbe evitare le irritazioni cutanee. Bhooooo…diciamo che contano, ma il “sedere” è bello rosso. Dopo aver sistemato la bicicletta, ingrassato la catena, pulisco i freni e partiamo “col sole in fronte…felice canto“. La strada è trafficata, ma non possiamo fare altro che percorrerla tutta: è un drittone infinito, sembra una classica strada americana che si perde all’orizzonte. In fila indiana e spinti da un leggerissimo vento, voliamo alla fine di questo tremendo drittone, che lentamente abbandoniamo per perderci fra le colline umbre. Raggiunta Umbertide, ci fermiamo a prendere un caffè e alcune nozioni storiche del nostro Giannino: “Umbertide prende il nome da Umberto di Savoia, nella seconda metà del ‘800“. Riposate un po le gambe e scambiate due “chiacchere” con due arzilli anzianotti del posto, torniamo a pedalare lungo il confine Tosco-Umbro. E’ un continuo saliscendi, forse più “sali” che “scendi“, ma con forza e tenacia siamo li ad arrancare sulla salita piu impegnativa della giornata, quella che ci porterà a scollinare sul Passo Gosperini. La gamba è buona, gira bene e spesso mi trovo davanti ai miei due compagni di viaggio, vado avanti e mi fermo a fare qualche foto e con la scusa li aspetto per poi tornare avanti qualche decina di metri. Il sole si fa sentire e assieme al peso delle borse diventa sempre piu difficile raggiungere la “vetta“. Curva dopo curva siamo lì, quasi appaiati: io davanti, Adriano 2 metri dietro la mia ruota e Giannino non lo vedo. Mancano pochi metri al Passo, quando sento “scalare una marcia e un urlo di Adriano“! Mi giro repentinamente e vedo Giannino che mi guarda mentre con 3 pedalate mette la ruota davanti la mia. Urlo e rido, scalando a mia volta la marcia. Metto tutta la forza che posso sui pedali, ma ormai mi ha preso quei 2 metri che non riesco piu a recuperare. Giannino alza le braccia al cielo e io lo insulto come se non ci fosse un domani. Che ridere…il Capitano mi ha fregato in volata! Due foto di rito con il lago alle spalle e via verso la discesa che ci porta proprio sul Lago Trasimeno. Abbiamo fame, ma Giannino suggerisce di mangiare qualcosa a Passignano e noi due senza battere ciglio annuiamo e ci mettiamo a pedalare. Passignano, paesotto sulle rive del lago, che offre un piccolo porticino dove qualche imbarcazione attracca o parte e una serie di locali dove c’è solo l’imbarazzo della scelta su cosa mangiare. Adriano è amante dei “pici” e senza stare tanto a “menare il cane per l’aia” (a perder tempo), ci infiliamo in un locale a pochi metri dal logo gestito da 2 ragazze, che scopriremo essere di nazionalità rumena. Carine, simpatiche e cordiali ci servono 3 piatti di pici da volare via. Ben cotti, saporiti ed abbondanti. Come è nostro fare scambiamo qualche parola, due sorrisi e qualche grassa risata. Decidiamo di ripartire per percorrere il lungolago in senso orario: la parte sud è un po lasciata al caso, la strada non è bellissima e la vegetazione è crescere spontaneamente coprendo buona parte della riva. Pedaliamo fra campi brulli, erba secca e qualche casa sparsa qua e là, dove sporadicamente si vede qualche personaggio impegnato nei lavori quotidiani. Castiglione del Lago, lo raggiungiamo nel pomeriggio, dove troviamo un accogliente albergo proprio nel centro storico: doccia rigenerante, riposino sul letto e alle 18:30 e aperitivo nel bar lungo il viale del centro. Aneddoti, racconti, barzellette, sorrisi e qualche scherzo ci fanno passare un’oretta senza pensieri nell’attesa dell’arrivo di Graziano e sua moglie. Poco dopo le 19:30 ci siamo tutti e 5: io, Giannino, Adriano, Graziano e Carla. Che fare? Un’altro giro di prosecco e altro girto di stuzzichini per poi andare  dritti verso la cena: salumi e formaggi come antipasto, una tagliata o un primo, patate al forno, verdure grigliate, dolce e caffè. Si sorride, ci si prende in giro, ci si racconta per poi decidere di andare a riposare. Sulle mie gambe i 4 giorni di bicicletta si fanno sentire, anche se c’è ancora tanto da pedalare prima di tornare a casa. Cerco di farmi qualche improvvisato massaggio alle gambe, sembra darmi sollievo, forse è solo la voglia di un vero massaggio rigenerante.

Mercoledi 13 Settembre: Come al solito, mi sveglio molto prima che suoni la sveglia, mi guardo intorno e inizio a giocare col cellulare. Mando un messaggio nella chat del gruppo “Lago Trasimeno 2017“, chiedendo se sono già tutti svegli o c’è qualche “addormentato“. Alle 6:00 in punto rispondono tutti! Bene, mi alzo, condivido il bagno con Giannino per poi vestirmi con tutte le precauzioni del caso. Dopo una discreta colazione siamo pronti per partire verso Stia. Salutiamo Carla, che gentilmente ci fa gonfiare le ruote con una pompa da bicicletta seria. Adesso siamo al completo e si pedala verso nuovi orizzonti. Cortona è alle porte, mentre Giannino mi ricorda che è il paese di Lorenzo Cherubini (ai miei tempi era Jovanotti) e subito mi viene da salutare Kury, un nostro compaesano fan sfegatato del cantante. Decidiamo di non entrare in centro e di dirigerci verso Castiglion Fiorentino che passiamo poco dopo. La strada non è in salita è tutto un saliscendi molto piacevole che ci permette di sostenere velocità abbastanza costanti al di sotto dei 28 orari. Arrivati ad Arezzo, decidiamo di fermarci e di fare un giro in centro, anche se il traffico automobilistico si fa sentire. Il centro è decisamente bello, gente che compra, gente che cammina, chi osserva e chi fa foto. Sono fermo davanti ad un negozio, mentre mi si affianca un vecchietto dal fare molto simpatico. Con un inglese perfetto mi chiede se conosco Froome per poi dirmi che il suo campione è Coppi. Mi saluta, prende sotto braccio sua moglie e si allontana sorridendo. Graziano tiene tanto ad Arezzo ed effettivamente ha ragione, il giro nel centro storico è spettacolare. Torniamo sulla strada principale, dove le auto sfrecciano come su un circuito di F1. Non abbiamo alternativa e ci dobbiamo subire la SR70! Non ho tanti ricordi, se non questa strada che non finisce più…a volte in salita, a volte in discesa. E’ quasi ora di pranzo quando siamo a Subbiano: una piccola cittadina che si sviluppa a fianco dell’ Arno. Cerchiamo un locale, chiedendo a qualche passante: la prima persona, una ragazza della nostra età, quasi impaurita risponde che non è del posto e se ne va quasi di fretta. La seconda, una signora sulla cinquantina, molto gentilmente ci indica “La corte dell’ Oca“. Strepitoso locale, creato sui ricordi dei nonni dei proprietari: all’interno c’è una vespa degli anni 50, una Lambretta, e tanti ma tanti oggetti di quell’epoca ormai passata. Il servizio è eccellente e i piatti sono strepitosamente buoni. Ottima scelta! Si riparte. Bibbiena è alle porte, e dopo una ripida salita, penso intorno al 20%, arriviamo in centro storico dove iniziamo a gironzolare fra le viuzze strette e ben tenute. Un signore ci saluta, un altro sorride mentre noi ci dirigiamo verso una pizza, sinceramente non so se sia la principale, ma ci fermiamo a fare due foto alla vallata che si mostra in tutto il suo splendore. Ci fermiamo in un bar a poche centinaie di metri, dove mangiamo qualcosa e ci prendiamo un buon caffè. Alcuni signori, incuriositi dalla “targa” della mia bicicletta si fermano ad osservarla :”Piccole storie di grandi amici” e poi sorridono. Colgo l’occasione per scambiare due parole, che poi si riveleranno racconti piacevoli sulle nostre vite. Riprendiamo il nostro cammino sempre sulla solita noiosa e a tratti pericolosa SR70 che ci porta prima a Poppi poi a Stia, dove avevamo deciso di fermarci. Trovato l’albergo, sistemiamo le biciclette in un garage a poche decine di metri per poi andare a fare una doccia calda. Aperitivo e cena. Cena? Rivolgiamo la stessa domanda alla ragazza dell’ albergo (Jessica) e a qualche passante: “Dove possiamo mangiare una pizza?“. La risposta è sempre la stessa “A 1 km circa c’è una pizzeria, in quella direzione“, indicando il sud. Fidandoci delle indicazioni, ci incamminiamo, 500 metri…. 1 km…. 1,5km…. 2km…. penso siamo stati fra i 2,5km e i 3km……che fatti a piedi diventano tanta roba, dopo una giornata trascorsa sulla bicicletta a pedalare. Senza pensare il ritorno a pancia piena. Il locale leggermente rumoroso è “L’officina della Pizza“, dove si può mangiare un’ottima pizza in modalità self-service. Vai a banco, la ordini e aspetti che una delle ragazze urli il tuo nome. Non sazi, decidiamo di fare il bis. Torniamo in albergo, dove dormo pesantemente fino all’indomani.

Giovedi 14 Settembre: Sveglia alle ore 6:30, colazione abbondante, paghiamo l’albergo e salutiamo Jessica. Da Stia dobbiamo andare verso nord, per giungere nel pomeriggio a Forli, dove Adriano e Graziano prenderanno il treno per tornare a casa. La strada è in salita, di fronte a noi il Passo della Calla. Questo passo mi ricorda una randonnee di qualche anno fà, dove presi acqua e vento forte per tutta la notte, fino a giungere su questo Passo bagnato e infreddolito. Oggi è diverso, c’è un po di sole, non piove e le gambe sono meno stanche. Partiamo tutti e 4, la salita è dolce, non è “cattiva“, quindi del nostro passo, metro dopo metro ci lasciamo alle spalle un tornante alla volta. Di tanto in tanto mi fermo per fare qualche foto: alberi altissimi, una vegetazione rigogliosa che mi fa dimenticare per un attimo il traffico del giorno prima. Durante la salita non piu di 5 macchine ci superano, lasciando spazio al silenzio interrotto dal vento che si infila fra le foglie degli alberi. Silenzio e fruscio. Pian piano che saliamo, le nubi sembrano venirci incontro, fino ad avvolgerci in un mantello freddoloso. Mi stacco dal gruppetto, a volte in dietro a volte in avanti fino a raggiungere la vetta per primo. Mi spoglio dei vestiti bagnati dal sudore e mi infilo subito una maglia a maniche lunghe e il kway, perchè sul Passo fa freddo e l’aria è gelida. Mi preparo a scattare alcune foto per poi immortalare i miei 3 compagni di viaggio. Poco piu avanti c’è un rifugio, dove prendiamo un caffè e mangio una cioccolata. Ora è tutta discesa: una curva, un’altra, una frenata, un’accelerata fino a fermarmi a destra per pulire i pattini dei freni, che fanno un rumore strano. Nulla in tutto, in 2 minuti sistemo il freno e riparto, fino a raggiungere i trio che mi precede. Come al solito ci prendiamo in giro, due risate e poi a testa bassa mi metto davanti a tirare. La strada è un falso piano in discesa e visto che sto abbastanza bene, riesco a tenere una buona andatura. Abbiamo fame, ma resistiamo fino a Santa Sofia (se non sbaglio), dove “infiliamo i piedi sotto al tavolo“: la cameriera non è delle più simpatiche, ma alla fine mangiamo bene. Mi dispiace che Adriano e Graziano fra poche decine di km debbano abbandonarci, ma purtroppo le nostre strade si divideranno a Forlimpopoli. Riprendiamo a pedalare in direzione est, verso il mare Adriatico, incrociando prima Civitella di Romagna, poi Cursercoli e a scendere Meldola, dove da li a poco arriviamo ad una rotonda, dove scattiamo l’ultima foto tutti assieme. Adriano e Graziano tengono per Forlì centro, mentre io e Giannino ci dirigiamo verso Forlimpopoli….abbiamo ancora qualche ora da pedalare. Sono le 16 circa, quando ci fermiamo in un bar a mangiare e a bere una CocaCola ghiacciata, giusto per avere le energie per arrivare al B&B, che dista ancora molti km. Passiamo Cesena, ripercorrendo la solita Via Emilia che ormai mi ha visto pedalare molte volte. Sono spesso davanti a tirare, per fare sprecare meno energie a Giannino, il quale lascia trapelare le fatiche della giornata. La velocità non è altissima, ma con quelle biciclette e dopo tanti km, si inizia a fare sentire. Savignano sul Rubicone è là, là davanti che ci preannuncia la vicinanza di Sant’Arcangelo di Romagna, dove ci fermiamo una mezz’oretta. La nostra intenzione è di fare il Monte Carpegna il giorno seguente, per poi prendere il treno a Sant’Arcangelo per tornare indietro. Le previsioni meteo del sabato non sono buone, quindi meglio il ritorno comodo e asciutto. Detto fatto, ci informiamo sugli orari del treno e decidiamo di acquistare il biglietto per l’indomani: 11 Euro + 3,5 Euro per la bici. TOP! Ripartiamo in direzione Verucchio, dove decidiamo di fermarci per la notte. Ormai le energie sono poche, la pedalata è lenta e il sole di tutta la giornata inizia a farsi sentire. Giannino mi segue e io lentamente risalgo il fiume Marecchia, che come una guida ci conduce a Verucchio. Lasciamo il letto del fiume per inerpicarci sulla salita che ci porta in centro: sembra piu lunga di quanto è realmente, la pedalata è lentissima e il mio peso è tutto sul manubrio. Giannino è a poche decine dimetri, mentre ad ogni curva spero d’essere arrivato. Raggiungiamo il centro e come due pesci fuor d’acqua iniziamo a chiedere informazioni per raggiungere il B&B. Fortunatamente una coppia di “novelli sposi” ci da due dritte, ma subito ci perdiamo. Disastro! Fortunatamente la “novella sposa” va verso casa e la seguiamo sorridendo, visto che la sua casa è vicina al B&B. Lei sorride e poi ci saluta entrando in casa. Ancora poche centinaia di metri che con le indicazioni di un “bariagozzo“, che ci scambia per stranieri, diventano diverse centinaia dimetri. Ci dice: “Wait…Left…Right…Left…“. Annuisco e gli rispondo in italiano. Lui sorride. In pratica, non sapeva distinguere la SINISTRA dalla DESTRA. Tutto da rifare torniamo  indietro e troviamo subito il B&B. La casa è molto bella, all’interno ci accoglie un’artista che sembra vivere di fotografie, mentre noi non vediamo l’ora di fare una doccia ed andare a cena. L’indomani ci aspetta il Carpegna, con “Il Cippo“.

Venerdi 15 Settembre: Ultimo giorno, ultime pedalate, ultimi sforzi per terminare un viaggio durato 7 giorni. Vista la scalata al Carpegna e il treno a Sant Arcangelo di Romagna delle 17:00, decidiamo di alzarci presto, non piu tardi delle 6:00. Colazione e via sulle due ruote. E’ discesa fino al fondovalle per poi iniziare una lenta ascesa in direzione Pennabilli, seguendo il letto del fiume Marecchia. La SP258 è abbastanza trafficata e quindi senza discutere, ci mettiamo in fila indiana: Giannino a ruota e io cerco di tirare senza strafare, pensando a ciò che mi sarebbe aspettato. Paesotto dopo paesotto, arriviamo a Ponte Messa, dove ci fermiamo in un bar senza insegna: da fuori sembra quasi abbandonato, mentre l’interno è ben tenuto e le due ragazze che lo gestiscono sono molto gentili e preparano pizzette favolose! Mangiamo qualcosa e chiediamo se ci tengono le borse per facilitarci la scalata del Carpegna. Loro gentilmente ci tengono tutto e noi partiamo. La salita al Carpegna, è di circa 13 km, passando prima da Pennabilli: cittadina visitata nel passato sia dal Papa che dal Dalai Lama. Incuriosito, mi documento sulla storia di Pennabilli e nel passato scopro che esistevano Penna e Billi, che furono poi initi dopo un patto firmato su una pietra interrata nei pressi dell’attuale fontana situata in piazza. Tale pietra è denominata “Pietra della Pace“. Saliamo lentamente, chiaccheriamo fino a che Giannino lo vedo distante e poi sparire dopo qualche curva. Mi godo la salita, mi godo il sole, mi godo tutto, pensando a quante volte Marco avesse scalato quelle montagne, allenandosi per raggiungere il cuore di noi italiani. Curva dopo curva, ecco il “Carpegna Park“, che lasciato sulla nostra destra ci accompagna alla veloce discesa. In pochi istanti sfrecciamo velocemente verso Carpegna. Pensavo fosse situata sul Passo, invece è là sotto, a dare il “via” alla salita verso il Cippo. Giannino mi lascia all’inizio della salita: “Vai SerPentini….ora tocca a te“. Alzo il braccio verso il cielo e vado, mi godo metro dopo metro, mi fermo a leggere le frasi, le fotografo, leggo i cartelloni, osservo ogni cosa, ogni messaggio e cerco di immaginare Marco mentre scalava la stessa salita. “Io lento e pesante, lui veloce e leggero“. Sorridente, stanco e contento d’essere lì. E’ una salita che sembra non finire mai, salgo lentamente, poi mi fermo incantato da chi su quella strada ha speso tutte le sue energie per arrivare primo: “Il Carpegna mi basta. Da Coppi in poi, è una salita che ha fatto la storia del ciclismo e ogni tanto anche il Giro c’è passato. Io non le conto più le volte che l’ho fatta, allenandomi“. La vetta è li davanti e come una lieta novella, appare l’immagine di Marco col braccio destro alzato che indica il cielo, mi fermo e scatto due foto. Sono abbastanza in alto da sentire fresco, mi infilo il Kway e giù in discesa a incrociare Giannino al ristorante sopra a Carpegna. Arrivo in poco tempo, ma lui ha già mangiato il suo piatto di tagliatelle con i funghi. Non ho molta fame e scelgo di scendere fino al bar dove avevamo lasciato le borse: mangio ancora 4 pezzi di pizza e mi bevo una CocaCola. Ora il giro è “ufficiosamente” finito, la parte più bella se nè andata con l’ultima salita verso “Il Cippo“. Il sole fa capolino fra qualche nuvola e a noi mancano circa 40 km per raggiungere Sant’Arcangelo di Romagna. Io davanti cerco di mantenere un’andatura sostenuta, in modo da prendere il treno delle 17:00. Giannino non molla e in men che non si dica, alle 15:30 circa siamo quasi arrivati. Una goccia, due gocce, tre gocce….e infine un’acquazzone forte, talmente forte che fatichiamo a schivare le sporadiche buche. Giannino è senza occhiali e lo vedo staccarsi dalla mia ruota, io sono zuppo, da testa a piedi e con l’ultima ora d’acqua si chiude definitivamente il giro. Siamo a Sant’Arcangelo di Romagna, in stazione, come due poveri disperati ci asciughiamo e ci cambiamo i vestiti. Ora è tutto nelle mani del treno, che puntuale ci scarica a Castelfranco Emilia. Un’altro viaggio è finito…aspettando il prossimo.

“Il giorno più bello del viaggio è domani”
cit. M.B.

Pubblicato in Anno 2017 | 4 commenti

26 Febbraio 2017 – Randonnee del Lago e del Filù

Chiuduno - Team TestaCHIUDUNO – Sono passati piu di 365 dall’ultima randonnee, dalle ultime pedalate col Guerz, dalle ultime fatiche e sorrisi strappati sul percorso e all’arrivo. A Gennaio parlo con Giada della bici e dei tempi passati e senza lasciare fraintendimenti mi fa intuire che mancano anche a lei i momenti in cui preparavo la bici, i vestiti e le parlavo dell’avventura del giorno seguente. La bicicletta è anche questo, ricordi e nuovi stimoli. A fine Gennaio decido di provare nuovamente, come se quel bellissimo “ciclo” non fosse mai finito. Come se quei giorni trascorsi dal 2009 ad oggi fossero ancora il “presente“.

Ho poco tempo per allenarmi seriamente come facevo gli anni scorsi, ma ugualmente pedalo un po sui rulli e un po sulla mia mtb che in questi anni mi sta facendo sudare piu del solito. Una randonnee è qualcosa di diverso di qualche ora in sella e molti dubbi mi assalgono: “sicuro d’andare?” “e se rimani in mezzo…?” “…come sarà…senza il Guerz?“. Inutile pensare, inutile cercare di pensare al futuro…in questi casi ci si prova e poi come andrà, andrà!

Sento Sonia qualche giorno prima della partenza, parteciperà anche lei con Cinzia assieme a tanti amici del “nord“. Sbirciando sul sito Audax leggo diversi nomi che mi ricordano grandi sorrisi e grandi abbracci. Tutto questo è uno stimolo in piu per andarli a trovare!

Ore 4:00 del 26 Febbraio, la sveglia suona e senza indugiare piu di tanto apro gli scuri della sala. E’ buio pesto, l’aria fredda e la poca voglia di soffrire torna a farmi compagnia. Non posso cedere, anche se non c’è nessuno che mi aspetta devo reagire e infilarmi subito la divisa della Spilambertese. Dopo qualche minuto, sono in cucina a mangiare la pasta col tonno preparata la sera prima, che sebbene sia la mia preferita fatica ad andare giù. Mangio sforzatamente qualche boccone poi rinuncio. Preparo un contenitore con ciò che rimane e lo infilo nella borsa che mi porterò dietro. Cerco di fare piano per non svegliare Giada e in pochi minuti sono giù in garage a controllare tutto: bici OK, borsa OK, viveri OK e allora che fare? Partire!

La strada è dritta, davanti un muro buio e qualche stella che fa capolino fra le luci delle poche macchine che incontro in autostrada. La radio mi tiene compagnia, mentre cerco di ricordare qualche momento nel passato. Non ho sonno, anzi sono bello sveglio e con le prime luci dell’alba osservo le cime delle montagne illuminate dai primi raggi del sole.

Chiuduno, circa 200 km da casa mia, lo raggiungo poco prima delle 7:00. Gli organizzatori sono già a sistemare i documenti e a ricevere i ciclisti più mattinieri: due tavoli uno di fronte all’altro con i Nuovi Iscritti e gli Iscritti ON Line. In pochi secondi ritiro il cartellino giallo, che ancora una volta mi lascia scappare un sorriso verso l’oceano Atlantico! Ho tutto il tempo per preparare la bici e mangiare la pasta che avevo portato con me. Lo stomaco inizia a lavorare e la finisco in pochi minuti. Bevo qualche sorso di Coca Cola e “sparecchio” l’angolo di marciapiede in cui mi ero seduto. Ora devo decidere come vestirmi: rischiare di soffrire il freddo alla partenza o vestirmi pesante e rischiare il caldo delle ore centrali della giornata? Preferisco la prima e parto con la maglietta maniche lunghe ma leggera. La scelta l’ho centrata….in tutta la giornata non ho tolto un vestito e non ho patito nè freddo nè caldo! Questo si chiama colpo di….fortuna! Manca poco meno di mezz’ora alla partenza e ormai il piazzale è pieno di macchine e di ciclisti. La compagnia dei Mazzucchelli, poi Leone, Sonia e Cinzia, Lorenzo Aniceto Carmine e Roberto e tanti altri che in questi anni ho conosciuto in questo strepitoso mondo. Giro lo sguardo verso un ragazzotto dalla barba bianca, lo guardo attentamente e subito sorridiamo: è Pietro! Che tipo Pietro, conosciuto diversi anni fa in sella alla sua bici con la quale ha percorso mezzo mondo! Un abbraccio forte e qualche parola per riassumere in pochi istanti questi anni in cui non ci siamo visti. Lui deve andare a ritirare il cartellino e ci salutiamo. Chiudo la macchina, prendo la bici e mi dirigo verso la partenza. Siamo a casa del “TEAM TESTA“, ma quel copricapo e quello sguardo ce l’ha solo lui. “Eh no, Eh no” gli dico fermando la bicicletta e tornando indietro! Eh si, è lui Maurizio! Ancora una volta un altro abbraccio di quelli che ti fanno sentire l’affetto di un amico conosciuto sulle due ruote!

Pietro e Maurizio, non so se si erano messi d’accordo…ma mi “tirano le orecchie” o come si fa in una partita di calcio “estraggono il cartellino giallo“, in quanto scrivo poco. Che dire? Avete ragione…sto invecchiando anche nello scrivere! Non scrivo perchè “devo“, ma quando scrivo è perchè sento la voglia di “raccontare” qualcosa che mi ha colpito. A Chiudono “mi avete colpito” e mi ha fatto piacere la vostra “tirata d’orecchie” 😉

 Cerco la partenza e poi eccomi qua in mezzo a tutti. Saremo piu di 200, tutti vicini in attesa del primo “timbro” sulla carta gialla. In questi minuti di attesa non ho altro pensiero che “chissà con chi pedalerò“! Se la farò da solo mi divertirò come ho sempre fatto? Il bello di una randonnee penso sia proprio questo: difficilmente sei solo, difficilmente non si trova una ruota da seguire o con cui scambiare due parole! Sebbene scherzo con tutti, in questi casi sono un po impacciato e cerco di non chiedere nulla a nessuno, per non sembrare invadente. Alla partenza vedo il gruppetto di Lorenzo, Aniceto, Carmine e Roberto e lentamente cerco di avvicinarli e scambiare due parole. Lorenzo per me rimarrà sempre una persona squisita, una persona di cuore e con la quale si scherza volentieri. Rimarrà mitica la mia prima randonnee a Castelfranco, dove lui assieme a Mirco, Guerz e Stefano mi fecero recapitare a casa l’ “annullamneto” della mia 200km. Senza chiedere nulla, aspetto la loro partenza e mi infilo dietro di loro. Il loro passo non è nè piano, nè forte, ma sopratutto mi sembra che il mio inserimento non disturbi piu di tanto. Parlo un po con tutti e quattro, prima con uno, poi con l’altro in modo da “farmi vole bene“.

La prima parte del percorso gira in senso orario lungo tutto il lago d’ Iseo: uno spettacolo di posto. Le prime luci della mattina illuminano le vette leggermente innevate mentre l’acqua trasparente rispecchia il cielo azzurro. La strada scavata nella roccia, si snoda tortuosamente lungo la riva sinistra del lago, devo restare concentrato e prestare attenzione perchè siamo in un bel gruppone e la strada è stretta. Spesso incrociamo altri ciclisti o macchine che fortunatamente viaggiano moderatamente. Rischiamo solo in una curva, perchè nell’incrociare un’auto nella corsia opposta, devo schivare un pedone che corre alla mia destra. A volte ci vuole anche un po di fortuna. Il gruppo è ancora folto, in mezzo ai “randonneur purosangue” ci sono anche molti “granfondisti” che spesso sfruttano le 200 km per allenarsi. Si vedono proprio le differenze fra le due tipologie di ciclisti: il primo attrezzato con fanali davanti e dietro, il borsello con panini, barrette e gel, qualcuno ha il portapacchi posteriore e l’andatura non superiore ai 30 k/h, mentre il secondo ha spesso biciclette molto performanti, spoglie di ogni “strumento” di illuminazione per non parlare del borsello anteriore o posteriore e la velocità è molto superiore ai 30 km/h. Giusto per capire…di quale tipologia faccio parte….io per scaramanzia o per affetto, porto ancora la “trombetta” sul manubrio!

Siamo in ballo e bisogna ballare, pedalata dopoCu Cu.... pedalata arriviamo al primo dopo circa 50 km. E’ sulla ciclabile del lato destro del Lago d’ Iseo: un timbro veloce e via di nuovo in sella. Partiamo subito, anche perchè oltre al timbro e una stupenda veduta sul lago non c’è nulla nè da bere e nè da mangiare. Ripongo tutte le mie speranza al prossimo controllo….fra 50 km. Per fortuna ho con me sia da mangiare, sia da bere…anche se un po d’acqua avrebbe fatto comodo. Pedaliamo lungo una ciclabile favolosa, molto ben curata e con una spettacolo naturale che farebbe incantare chiunque. Il sole illumina la sponda alla nostra destra, mentre l’ombra della montagna alla nostra sinistra ci fa respirare un’aria pungente e tratti quasi fastidiosa. Curva dopo curva ecco il sole fare capolino e a ridarci le giuste energie per pedalare “col sole in fronte“. Mi torna in mente una canzone di Claudio Villa che recitava proprio cosi….come se fosse stata scritta per noi:

…Voglio vivere così
col sole in fronte
e felice canto
beatamente…

Voglio vivere e goder
l’aria del monte
perché questo incanto
non costa niente…

 Canto qualche strofa mentre sento Lorenzo canticchiarla ogni qualvolta il sole gli illumina il viso! Spettacolo!

I primi 100 km si chiudono a Chiuduno :-)…(gioco di parole facilotto), dove vedo un gruppo di ciclisti accalcarsi al banco del ristoro. Fretta io? No! Trovo un posto per la bicicletta, vado a timbrare e con molta pazienza mi metto in fila per mangiare qualcosa: rimango stupito. Qualche biscotto, arance tagliate a metà e un po di frutta secca. In un angolo del tavolo c’è una bella forma di Grana Padano……Ops….va bene, dai anche se non è Parmiggiano Reggiano….va bene comunqe 🙂 . Dopo 100 km…questo è il ristoro? Va bè….forse i vecchi tempi del Camper sull’appennino sono e saranno solo piacevoli ricordi. Dai….speriamo nel prossimo ristoro. Mangio un panino col tonno e un pezzo di cioccolato che mi ero portato da casa.

Rimango stupito del fatto che i primi 100 km non si siano chiusi alla partenza, ma da un’altra parte sempre nello stesso paese della partenza….per un ciclista forse poter ripassare dalla macchina poteva essere comodo, anche solo per lasciare o prendere qualcosa. Pazienza….

Ripartiamo e in fila indiana ci dirigiamo verso il “Giro del Filù“. Filù….ma che sarà questo Filù. Bho? Mi prometto di chiederlo all’arrivo….la cosa mi incuriosisce. Dopo una ventina di km Bulgarelli indica un bar alla nostra sinistra. Fermi tutti, retro front e primo caffè della giornata. Per sicurezza lo prendo doppio e pago il conto. Ripartiamo su falsi piani che a volte salgono ad altre volte scendo, lasciando bellissimi scorci d’acqua trasparente. Sono incantato nel vedere quanta gente pesca lungo questo splendido fiume. Qualcuno lo intravedo pescare con la mosca, altri immagino siano col galleggiante. Vestiti di tutto punto con stivali alti, giacca color verde e pressochè immobili con l’acqua a metà gamba. Senza distrarmi troppo guardo avanti e cerco di seguire il roadbook, perchè il navigatore di Lorenzo ci ha lasciato a piedi. Nulla in tutto si pedala, si chiede e riprende di nuovo a pedalare. L’unica vera salita che dobbiamo affrontare è lunga un paio di km che ci porta a Clusone, dove lentamente si scende per poi tornare  sul Lago d’ Iseo. Lago d' IseoAnche nel controllo di Clusone, nulla da mangiare e da bere…quindi ripongo le speranze al Controllo di Zu avanti una ventina di km circa. La discesa è lunga, a tratti veloce al punto che mi trovo a stare davanti ad alcune auto. Mi piace la velocità, sentire l’aria che ti fischia nelle orecchie e quell’emozione di disegnare traettorie sinuose lungo le strade prive di traffico. Ecco il Lago ed ecco di nuovo il traffico. A quest’ ora della giornata il traffico si fa sentire e spesso veniamo superati da auto guidate da “piloti di F1“…o meglio pensano d’essere piloti in un circuito dove girano solo loro. Invece no! Ci sono ciclisti (noi siamo in 5 in fila indiana), persone a piedi, centri abitati, motociclette e tanto altro….Purtroppo qualche “imbecille” non manca! Molte moto viaggiano a velocità ragionevoli, qualcuno esagera ed uno “vola” per terra. Fortunatamente non si sono fatti nulla…la carena rovinata, qualche pelata e forse qualche livido. Gli è andata bene!

Arriviamo all’ultimo controllo prima dell’arrivo, ci sono già molti ciclisti, fra cui Pietro e Maurizio! Due parole, due sorrisi e qualche battuta sulla mia velocità! Pietro dice che una volta andavo piu veloce…ma secondo me si sbaglia! Arrivavo….(quando arrivavo)…sempre a pochi minuti dalla chiusura 🙂 . Secondo me invece lui ha messo su una bella gamba e adesso pedala molto bene…tanto che mi parla del suo prossimo grande progetto: la LEL. Londra Edimburgo Londra di 1400 km. Che dire: Vai Pietro…vola e non ti fermare mai ! Tanta stima!
Qualcosa da mangiare c’è….ma siamo sempre al di sotto della sufficienza. Mi spiace sottolinearlo, ma non capita spesso di avere dei ristori cosi. Pazienza….speriamo nel pasta party.

Ormai siamo a campo vinto, mancano poco meno di 40 km, lungo il lago d’ Iseo. Il sole a tratti è nascosto dalle montagne alla nostra destra, mentre noi ci dirigiamo verso sud, percorrendo in senso opposto la prima parte del circuito della mattinata. Ora la strada scavata nella roccia è molto piu pedalabile (a parte qualche auto…maleducata), siamo in 5 in fila indiana e possiamo permetterci di perdere lo sguardo fra una roccia e l’altra, lungo lo specchio d’acqua alla nostra sinistra. Una leggerissima foschia, appanna l’orizzonte che ugualmente mi fa sognare l’arrivo della primavera!

Ore 16:10, finisco la mia prima 200 km a Chiuduno (BG).

Faccio la doccia o mangio un bel piatto di pasta? Mi metto in fila per la pasta, osservo i primi piatti che escono e guardo Carmine. Due sorrisi e decido d’andare a fare la doccia. Forse ho preso una decisione troppo affrettata….ma i primi piatti che ho visto uscire, mi hanno fatto passare l’appetito e aumentato la voglia di una doccia calda.

Chiedo 2 informazioni ad un organizzatore: 1) Dove sono le docce e 2) Cosa è il Filù
Simpaticamente mi indica la direzione delle docce e poi mi spiega il significato della parolà Filù. Filù è una parola del loro dialetto che indica la spina dorsale. Guardandola di profilo risulta tutto un saliscendi, proprio come la seconda parte della randonnee. Qualcuno direbbe: mistero svelato 🙂

Il centro sportivo che ci ha accolto è STREPITOSO. Non so come hanno fatto, ma hanno di tutto. Sono rimasto colpito dalla struttura imponente, grande e ben tenuta. Voto 10 + ! La doccia era strepitosa, acqua calda, getto forte e spazio da vendere!

Qui si chiude il primo capitolo…sperando di scriverne presto un altro.

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22 Luglio 2016 – 300 km verso il mare

SAN VITO – Non è una randonnee, non è un viaggio, ma solo la voglia di pedalare di notte pensando a tutto ciò che può passare nella mia mente.

A breve le emozioni di quella notte

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Graziano Ameli racconta: Dal Marocco all’ oceano Atlantico

 

locandina_graziano-ameli_marocco-atlantico

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14 Luglio 2016 – RAAM racconta Paride Miglio

GIOVEDI 14 LUGLIO 2016
presso PARCO del GUERRO a San Vito di Spilamberto
 
PARIDE MIGLIO
racconta
COAST TO COAST
RAAM: Race Across America
Non è una corsa…è LA CORSA
 
5000 Km, dislivello D+ 56000 metri, 
tutti da percorrere in meno di 288 ore.
Non prendete impegni, Vi aspettiamo
 
Per qualsiasi informazione
Giuliano: 339 531 7694
Daniele: 335 702 1975
RAAM racconta Paride Miglio
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