16 Dicembre – Randonnee Solstizio d’ Inverno

ARCO (TN) – Con qualche giorno di anticipo ad Arco si festeggia il Solstiziono d’ Inverno con una randonnee di 200 km in notturna. Insolita “formula” che però attrae molti ciclisti, molti amanti delle 2 ruote per una sfida abbastanza impegnativa dal punto di vista fisico: non tanto per l’altimetria ma per le condizioni climatiche. Siamo in Dicembre e le temperature non sono certo delle più miti, oscillano intorno ai 0°C, qualche grado sopra e qualche grado sotto: su qualche ciclocomputer si leggerà -2°C. La partenza è fissata per le 20:30 di sabato sera 16 Dicembre, con la consapevole certezza di pedalare tutta la notte sperando d’arrivare prima del sorgere del sole. L’organizzatore è Fabio Albertoni, un ragazzo solare, preciso e dal vero spirito randagio, una persona alla quale puoi chiedere informazioni con la certezza d’avere le risposte corrette. Nel suo “stile” è attento a tutti i dettagli, cercando di lasciare trapelare la difficoltà della randonnee e incoraggiando ogni ciclista informandolo sui punti più critici. Una randonnee è questa: amici, ciclisti, sorrisi, difficoltà, sudore fatica, sfida, incertezza, sicurezza,  e il piacere di visitare il Lago di Garda “addobbato” per le feste Natalizie.

Ore 16:30, salgo in macchina e parto verso Modena Sud. Sono solo in auto, quasi incredulo della “cosa” che sto per fare. Gli anni d’oro in cui partivamo in 2, in 3 o a volte in 4 per affrontare avventure analoghe sono finiti. Sono rimasto da solo e a volte la cosa mi spaventa: sono rimasto bambino o ho ancora voglia di affrontare il mio limite? A volte me lo chiedo, ad ogni partenza sono pensieri che mi tornano in mente e che lentamente svaniscono come sono venuti. Penso alle prime randonnee, alle prime avventure in cui ero “acerbo” ed inconsapevole delle difficoltà che avrei incontrato. Ora è tutto diverso, ora sono a conoscenza di cosa vado incontro, sono consapevole della presenza di una linea immaginaria oltre la quale non devo spingermi perchè potrei avere qualche difficoltà. Oggi, 16 Dicembre 2017, non sono allenato come vorrei e conoscendomi so che soffrirò prima della fine della randonnee.

Il viaggio verso Arco scorre relativamente veloce, mentre sento Guerz (l’americano) e Mirco (il Sommelier). Due mie grandi amici coi quali ho condiviso parecchi anni della mia vita e coi quali c’è un rapporto d’amicizia che va al di là della dell’oceano o del poco tempo che abbiamo per frequentarci. Ogni volta che ci vediamo o che ci sentiamo è sempre come quella volta che l’ americano e il sommelier mi “rapirono” per andare ad Alba…ma questa è tutta un’altra storia.

Sono ad Arco, cerco un parcheggio vicino alla partenza ma è tutto inutile. Tutto pieno, luci natalizie in ogni dove e un particolare scorcio di una piazzetta mi fa assaporare il gusto del Natale. Mi allontano del centro e trovo un parcheggio enorme a poche centinaie di metri: alcuni camper sono parcheggiati, diverse macchine col portabiciclette e qualche personaggio sconosciuto sta preparando il suo mezzo per la notte. Parcheggio e lentamente cerco di riordinare le miei idee: devo mangiare, finire di vestirmi e preparare la bicicletta. Manca poco più di un’ora alla partenza, decido di mangiare cosi da mettere in “cascina” un po di legna per la notte: la pasta col tonno che mia moglie mi ha preparato. Bevo una Red Bull e scendo dalla macchina: il freddo inizia lentamente a penetrare nella divisa e subito si fa sentire sulla pelle accaldata. Sono vestito a strati, nè troppo pesante, nè troppo leggero: non voglio sudare troppo durante il giro e di conseguenza devo soffrire un po di più prima della partenza. Ripercorro in bicicletta la strada che porta verso Piazza Marchetti: un bar circondato da biciclette, qualche ciclista fuori e molti dentro in fila per l’iscrizione. Fabio Albertoni è là che ci aspetta, aspetta ogni ciclista col quale scambia un saluto, un sorriso mentre consegna la carta di viaggio. Gli stringo la mano, due chiacchere e via nuovamente fuori a respirare l’aria tagliente. Non voglio abituarmi al caldo del bar, preferisco stringere i denti fuori vicino alla mia 2 ruote, sebbene manchi ancora una mezz’oretta al “via“. Riconosco un viso noto è Franco Mazzucchelli, al quale avevo chiesto di aggregarmi al suo gruppetto finche avrei potuto tenere il loro passo. Non ho tanta confidenza con lui, mentre lui con un semplice sorriso e due parole mi mette subito a mio agio. Mi guardo intorno, la piazzetta si sta lentamente riempendo di ciclisti…venti, trenta, quaranta, cinquanta….ogni minuto che passa ne conto sempre di più. Sembra che iscritti superiamo i 200: non sono l’unico ad avere qualche rotella che non va. Alzo lo sguardo e dalla porta del bar esce una barba brizzolata e un ragazzotto dallo sguardo noto: sono Pietro e Maurizio. Che spettaccolo rivederli! Anche loro hanno sempre il sorriso, hanno sempre 2 parole da scambiare e una battuta pronta per farmi sorridere.

 

Ore 20:30, sono in mezzo al gruppo di ciclisti pronti alla partenza mentre Fabio sale in alto, alza la voce mentre inizia l’ultimo briefing su eventuali punti critici che si possono incontrare sul percorso. C’è chi ascolta, chi parla e chi si scatta qualche selfie mentre io cerco di carpire qualche parola confusa che aleggia nell’ariao. Non capisco quasi nulla. Pazienza, vedrò il da farsi lungo il percorso. Partiamo alle 20:45 col terzo gruppo, siamo io, Franco, Rosanna, Pino e qualche altro viso che ho già visto ma che non conosco. La direzione è verso nord dove incontrerò esattamente ciò che Franco mi aveva anticipato qualche minuto prima: salitelle, freddo e qualche insidia sulla pavimentazione. La strada è deliziosa, le poche auto incrociate ci danno la precedenza salutandoci con 2 colpi di clacson. Intorno a noi è tutto buio, riesco a distinguere poco e nulla se non ciò che i fanali illuminano di tanto in tanto. La velocità non è sostenuta, anzi è quasi piacevole se non per il freddo che lentamente mi sta “pugnalando” l’indice e il pollice della mano sinistra. Tutto il resto del corpo è caldo o quanto meno non sente il freddo che lentamente la vuole fare da padrona. Passiamo Dro, il lago di Cavedine per poi dirigerci verso Il lago di Toblino il quale mi ricorda una trasferta di lavoro di qualche mese fa. Il castello è visibile, meriterebbe piu tempo e qualche foto, ma vista la situazione non posso permettermi di fermarmi e quindi via dritti attaccati alla ruota di chi mi precede. Giro di boa a Santa Massenza, dove qualche ragazzino ci aspetta per farci il secondo timbro: sono indaffarati, ci mettono tutto l’impegno che possono, uno timbra e l’altro mette l’orario. Spettacolo. Trovo un angolo buio dove “cambiare l’acqua al canarino” per poi ripartire nuovamente. La strada è pressapoco la stessa dell’andata per poi tornare ad Arco dove ci aspettano per il secondo controllo e il terzo timbro: 50 km fatti. Mangio qualcosa al volo e via nuovamente in sella per fare il giro completo del Lago di Garda. Adesso la strada la conosco bene, il lato veneto del lago mi da sempre grande energia e grandi soddisfazioni, i suoi “su” e “giu” sono pane per le mie gambe e dopo essere stato a ruota di Pino gli chiedo se vuole il cambio. Mi metto davanti e inizio a fare strada, non sento troppa fatica, anzi l’aria fredda mi da energia mentre il mio sguardo si perde nelle luci natalizie che animano ogni singolo paese che attraversiamo. Il traffico è poco se non inesistente, la strada è asciutta e il lago leggermente ondulato rompe il silenzio che la fa da padrona. Ricordo ogni singolo paese, ogni incrocio che negli anni passati mi ha visto assieme al Guerz pedalare e sudare per portare a casa qualche successo e qualche fallimento. Tutto fa parte del gioco e tutto si trasforma in esperienza e consapevolezza dei propri limiti fisici e mentali. Sono ancora qui a cercare fino dove posso spingermi, sono ancora qui a provarci, anche se per i piu svariati motivi, da San Vito sono partito da solo. Via verso Garda poi Bardolino e infine Peschiera, dove una leggera coltre di foschia si fa vedere. L’aria è molto piu umida rispetto a qualche chilometro precedente, mentre mi accorgo d’essere sudato e infreddolito. Ci fermiamo per fare un veloce timbro al McDonald di Peschiera, mentre il freddo “entra” senza chiedere permesso. Entra nei vestiti, si fa spazio e mi penetra nelle ossa. Mentre aspetto gli altri mi muovo, cerco di restare

il meno possibile fermo ma sembra quasi tutto inutile. Fortunatamente stiamo fermi circa 10 minuti, ne approfitto per mangiare un panino col prosciutto e bere un sorso d’acqua. Uno in fila all’altro ci dirigiamo verso l’altra metà del lago: la parte bresciana. Il corpo lo sento freddo, le mani sebbene abbia 2 paia di guanti sono intorpidite, il naso è un ghiacciolo, mentre i piedi sono stranamente caldi. Il lago di Garda deserto fa quasi impressione, sono abituato a vederlo durante il giorno, durante le ferie, durante quei giorni in cui non trovi un parcheggio, durante quei momenti in cui ammiri le barche sfrecciare all’orizzonte. In Dicembre, alle 2:00 di notte non c’è anima viva se non qualche locale nella zona di Desenzano e Peschiera che “sparala sua musica a tutto volume. Qualche ragazzo ci saluta, ci incita e poi lentamente lo lascio alle spalle. I chilometri iniziano a salire oltre le 3 cifre mentre le gambe continuano a macinare senza avere paura. Il lato del Lago di Garda che riguarda la parte bresciana lo conosco meno ma è ugualmente bello, mi regale scorci strepitosi messi in risalto da presepi cittadini incantevoli. Giochi di luci e riflessi particolari, non mi fanno accorgere del passare del tempo che inesorabile scorre km dopo km. Arrivati a Solarolo, cerchiamo di tenere gli occhi aperti, perchè dobbiamo individuare un cartello della “Esso” e leggere i km che mancano al distributore. La faccio molto  più difficile di quella che è: il cartello è gigante e proprio posto sull’ incrocio dove dobbiamo girare. Scatto una foto e via verso il lago che ci aspetta con le sue onde. Questa zona del lago è piu “agitata“, il vento inizia lentamente a farsi sentire con qualche leggera folata, ma che tutto sommato non ci disturba piu di tanto. Arriviamo a Salò dove mi vengono in mente 2 momenti della mia vita: il week end con mia moglie e l’imbarazzante situazione della MTB Garda Maraton.

Ve la racconto molto brevemente perchè mi fa ancora ridere: Trascorro un week end con mia moglie a Garda, parcheggio la macchina al venerdi a Garda (vicino all’albergo) e al sabato vado a Salò tutto il giorno (in traghetto). La sera ritorno in albergo e alla mattina seguente vado per prendere la macchina. Sorpresa! C’è una gara di MTB e la mia auto è parcheggiata in mezzo alla partenza affollata da migliaia di ciclisti. Parte il primo gruppo e lentamente la mia auto appare in mezzo ai ciclisti. Individuo lo speaker in mezzo alla folla e timidamente gli indico la mia auto. Lei con compassione: “vai, prendi l’auto e spostala”. Con tutto l’imbarazzo del mondo salgo in auto mentre centinaia di ciclisti e spettatori mi guardano. Avrei voluto avere il teletrasporto. (a mio favore? Al venerdi nel parcheggio non c’era nessun cartello…..che indicasse la gara della domenica) Fortunatamente tutto finì fra una risata e l’altra.

Torniamo a Salò, che ricordo molto volentieri con un pizzico di ironia se penso a quel week end. Ancora una ventina di km prima di giungere all’ultimo controllo prima dell’arrivo. Davanti a me vedo una galleria, la prima galleria preceduta da una salita che per la mia situazione fisica sembra il Mortirolo. Non capisco! Le gambe sono improvvisamente diventate legnose, i copertoni sembrano incollati a terra e molto velocemente il gruppetto mi stacca. Rimango ultimo e solo. Mi guardo le spalle e non vedo nesun fanale mentre le luci rosse sono ormai lontane, troppo lontane. Non riesco piu a rientrare e perdo definitivamente il contatto con quelli davanti. Arrivo al controllo, ho fame e sete e senza pensare mi fermo e cerco di ritrovare le energie che pochi km prima hanno deciso di abbandonarmi. Come se qualcuno avesse spento l’interruttore, mi trovo al buio, mi trovo senza le forze per sostenere il “passo” che fino a li mi aveva accompagnato. Riparto e lentamente cerco di concentrarmi per capire come posso gestirmi: se esagero mi “pianto” ancora di piu e se vado troppo piano “congelo“. Decido di non lasciarmi influenzare da chi riparte assieme a me e trovo la giusta cadenza nella pedalata. Al momento di difficoltà, si aggiunge anche il vento che come predetto da Franco inizia a soffiare abbastanza deciso e contrario. Guardo il cielo e ringrazio! Sono da solo, quindi me lo devo fare andare bene. Mancano ancora circa una trentina di km e tutti controvento. Ottimo! Mi raggiunge un tedesco (ricordo il soprannome Otto) col quale scambio qualche minuto di conversazione col mio inglese “maccheronico“. Ci capiamo, parliamo delle randonnee fatte in passato, dei luoghi visitati e delle attrezzature che ci portiamo dietro nei nostri viaggi. Mi stupisce il fatto che lui si affida totalmente da chi lo precede senza avere roadbook o navigatore. Io non riuscirei mai, sono abbastanza metodico. Fatto stà che dopo una decina di km mi trovo nuovamente solo, perchè Otto mi stacca e lo vedo sparire all’orizzonte. Mi raggiunge un ragazzo della provincia di Verona, col quale percorro con “un filo di gas” gli ultimi 20 km. Parliamo e ci teniamo compagnia fino alle 5:30 dove giungiamo ad Arco. E’ finita! 205 km, soddisfazione e voglia di ripartire! Mi godo l’alba seduto comodamente in macchina, mentre torno verso casa.

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Questa voce è stata pubblicata in Anno 2017. Contrassegna il permalink.

8 risposte a 16 Dicembre – Randonnee Solstizio d’ Inverno

  1. Guerz ha detto:

    Sei l’ultimo degli Highlander👏👏👏👏👏
    N#1!

  2. Maurizio Dell'Olio ha detto:

    Caro Giuliano leggere le tue cronache e’ sempre molto bello.
    Ti auguro un sereno Natale e un 2018 pedalabile ….un abbraccio Maurizio

  3. Pingback: Esperienze dal Solstizio – Randonneur e dintorni

  4. gabiwinck ha detto:

    Carina la piccola storia della gara MTB nel tuo rapporto … ahaaaaha
    Anche noi arrivati all’incirca alle 5:30 ad Arco … forse ci siamo incrociati qualche volta …
    il mio rapporto: https://gabiwinck.wordpress.com/come-ogni-anno-solstizio-dinverno/
    Ciao e buone pedalate!!

  5. Nel tuo racconto la foto numero 3 mostra la partenza. Io sono il ciclista di spalle…con maglia bianca/verde/rossa e la calzamaglia nera/verde….a fianco della bandiera Gialla. 😁

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