Sabato 26 Maggio – 100km del Passatore

San Vito – Dal ciclismo pedalato al podismo parlato. Ora mi trovo dalla parte di chi guarda con tanta ammirazione chi oggi si cimenterà nella corsa podista “100km del Passatore“. Una ragazza e due ragazzi di San Vito, Elena Venturelli, Alessandro Debbi e Luca Sirotti si presenteranno a Firenze per compiere la loro impresa….la nostra impresa! San Vito, ancora una volta protagonista delle fide “impossibili“!

In bocca al lupo ragazzi…e comunque andrà sarà un successo! Ci si vede lungo il percorso…San Vito c’ è!

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TORINO-LECCE: Due ruote incontro al sole

TORINO – 19 Maggio, arriva una mail da Salvatore Titone, di cui trascrivo solo in parte:

…Il 23 giugno p.v. parteciperò alla manifestazione cicloturistica non competitiva ” 2 ruote incontro al sole” che il Dr. Roberto Laudati (appassionato ciclista), medico nel reparto di Ematologia della Clinica Pediatrica dell´Università di Torino presso l´Ospedale Infantile Regina Margherita, sta organizzando con lo scopo di raccogliere fondi per finanziare la ricerca in ematologia pediatrica, in particolare sui difetti congeniti di produzione delle cellule del sangue o aplasie midollari.
La manifestazione ciclistica non competitiva “2 ruote incontro al sole” che idealmente prevede di unire i due punti più estremi (Ovest-Est) del territorio italiano, partirà il 23 giugno p.v. alle 7.30/8.00 da Bardonecchia (estremo Ovest) per raggiungere dopo 8 tappe Capo d´Otranto (estremo Est)...”

continua

Il percorso della manifestazione sarà il seguente:
1° tappa – 23/06/2012 sab    Bardonecchia – Alessandria      Km. 176 (è prevista una sosta a Torino presso l´Ospedale Infantile Regina Margherita   per ricevere il saluto delle autorità locali)
2° tappa – 24/06/2012        dom     Alessandria – Reggio Emilia     Km. 183
3° tappa – 25/06/2012        lun     Reggio Emilia – Rimini          Km. 180
4° tappa – 26/06/2012        mar     Rimini – Ancona         Km. 99
5° tappa – 27/06/2012        mer     Ancona – Pescara                Km. 149
6° tappa – 28/06/2012        gio     Pescara – Foggia                Km. 174
7° tappa – 29/06/2012        ven     Foggia – Bari           Km. 122
8° tappa – 30/06/2012        sab     Bari – Capo d´Otranto           Km. 193
tras.to – 30/06/2012 sab  Capo d´Otranto – Lecce  Km. 40 (trasferimento per rientro a Torino)                                      
Totale          Km. 1316
01/07/2012 dom Lecce – Torino  rientro in treno

Per informazioni contattare Salvatore Titone:

mail: salvatore_titone@libero.it
telefono: 339 37 06 384

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PIETRAMURATA (TN) – 1° Randonnee DOLOMITI di BRENTA

Cari amici, domenica 3 Giugno 2012 si terrà la 1° Edizione della Randonnee DOLOMITI di BRENTA, organizzata da “ASD Vertical Sport Bike & Climb” e “Randonneurs Trentino Alto Adige“.
Sotto i link con tutte le informazioni necessrie:

VOLANTINO MANIFESTAZIONE
DESCRIZIONE DEL PERCOSO
RANDONNEURS TRENTINO ALTO ADIGE

Per informazioni
mail: fabio.vertical@alice.it
tel: 0464-547007

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16 Maggio – Purtroppo capitano anche queste…

Puianello – Scrivo poche righe, poche righe spiacevoli in cui vi racconto in che cosa ieri sera mi sono imbattuto assieme ad altri amici: decidiamo di fare una sgambatina e cosa c’è di meglio di salire a Puianello con Gianni per poi scendere nuovamente verso casa? Un’oretta di bicicletta e poi dritti sotto la doccia. La salita è piacevole, chiaccheriamo e ricordiamo l’ultimo week-end passato sulle due ruote. Ci supera un ciclista, cerco di raggiungerlo ma lui appena mi avvicino mi torna a staccare. Arrivo a Puianello e poco dopo ecco Gianni: decidiamo cosa fare, se continuare verso Riccò oppure scendere. Visto l’orario, decidiamo di scendere verso la Siberia, per poi tornare verso casa. La discesa è abbastanza veloce, dopo due tornanti vedo due ciclisti davanti a noi che inspiegabilmente rallentano, mi accodo e riconosco Eliano. “Vè, Eliano“, dico ad alta voce con Gianni. Eliano si gira e brontola. Non capisco, penso alla poca confidenza che ho con lui, ma poi vedo che insiste e frena fino a fermarsi. Mi fermo anche io e capisco il suo stato d’animo: qualche COGLIONE ha seminato in diversi tornanti delle PUNTINE (non può essere stato un errore, le puntine erano diverse centinaia e seminate per tutta la larghezza della strada e solo in alcuni tornanti. Non possono essere state perse erroneamente…ma solo posizionate volutamente!!!). Non me ne ero neanche accorto, ma appena Eliano ce lo fa notare, controlliamo le ruote e Gianni ha la spiacevole sorpresa: due puntine nella ruota anteriore! Enche Eliano ne ha due e una il ragazzo che sta con lui. Subito dopo arriva anche Alberto Manfredi, che viene a conoscenza della spiacevole sorpresa! Scendiamo con le puntine nelle ruote, sperando di non incontrarne più e inceve ecco un altro tornate con altre puntine. Scendiamo dalla bici, la prendiamo in spalla e facciamo alcuni passi tornando in sella quale metro dopo. Facciamo attenzione fino alla fine della discesa, dove la ruota di Mattia è ormai sgonfia. Cambiamo la camera d’aria e proseguiamo. Eliano cambierà la sua poco dopo.

Che dire?

Siamo in Italia
e la mamma degli IMBECILLI è sempre incita…
questa ne è una conferma!

Queste situazioni, questi spiacevoli avvenimenti, associati alle persone che in auto abbassano il finestrino e ti insultano senza motivo, mi fanno pensare all’educazione che sempre più spesso vedo mancare.

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12 Maggio – 400 km: Prova non valida

Corsico – Le previsioni meteo del week-end non sembrano così male, decido così di partire per Corsico assieme a Gianni. Siamo solo io e lui in questo giro, chi per la distanza che per altri motivi decide di non partecipare alla Randonnee lombarda. Partiamo alle 15:00 puntuali da San Vito in direzine Milano: durante il viaggio si parla un po di tutto, ma il filo conduttore dei nostri discorsi rimane sulla prima notte sui pedali di Gianni. Non sa come reagirà il suo fisico, mentre io lo so già quali saranno le ore che mi faranno soffrire: le prime ore dell’alba sono un calvario e anche per questa volta non mi sbaglieró.
Arriviamo a Corsico, nelle 17:00 e vediamo che già diversi ciclisti sono quasi pronti per la partenza. Qualche viso noto ci saluta (Fulvio Gambaro, conosciuto alla RandoHell), addirittura rimango piacevolmente stupito quando un signore dai capelli grigi che indossava un giacchino marcato Udace, mi guarda e mi allunga la mano, la stringe e mi saluta scambiando due chiacchere come se fossimo amici da una vita. Questo signore di cui non ricordo il nome, lo avevo già incontrato diverse volte in giro per l’ Italia, ma se devo dire di preciso dove, direi una bugia. Questo ambiente mi piace proprio per questo, conosci gente, scambi parole e se “lasci un bel segno” probabilmente le persone se lo ricordano. Bene, è giunta l’ora della partenza, incontro l’amico Pietro di Cremona che è arrivato giusto giusto pochi minuti prima del via e col quale mi ero promesso di pedalare assieme a lui (ma anche questa volta lo incontrerò solo verso la fine…). Dopo alcune raccomandazioni degli organizzatori, partiamo in direzione sud, verso Genova. Il sole è nella sua fase calante, il gruppo procede spedito, è compatto e spesso mi trovo a guardare il contachilomentri che inevitabilmente non scende mai al di sotto dei 35 km/h. Gianni è in gran forma, mentre io penso già alle conseguenze che avrà sulla randonnee la notte appena trascosa con gli amici al pub: speriamo bene. Pedaliamo uno affianco all’altro, ci si guarda, si cerca di capire se si conosce qualcuno per scambiar due parole e ci si guarda attorno catturando gli ultimi paesaggi che verranno nascosti dall’imminente notte. Passano pochi chilomentri e mentre parlo con Gianni il ciclista che mi prede si gira e mi affianca salutandomi. Rimango di stucco, cerco di fare mente locale, ma nulla. Chi è? Dove l’ho conosciuto? “Forse si sbaglia” penso fra me e me. Probabilmente visto il mio stupore mi dice: “Complimenti, seguo il tuo blog, te sei Giuliano di randonneepercaso“. La mia testa ancora non ci crede e si chiede “Scusa? Dici a me?“. Poi realizzo, “Si, sono io“. Mi racconta che spesso legge, ma non lascia nessun commento, forse per pura scelta personale o forse chi lo sa, ma il sapere che qualcuno legge e lo trova gradevole, può solo farmi piacere. Scambiamo alcune battute, poi torna davanti a me. Si chiama Paolo Mancini, porta la maglia della SAV95. Si pedala, si esce dai grandi centri abitati per dirigerci lungo la pianura che velocemente lascia spazio alle prime colline. Paolo Mancini, poco prima mi aveva assicurato che avremmo attraversato posti magnifici che però avrei dovuto solo immaginarmeli, visto l’imminenza della notte. Detto fatto, iniziano le prime colline e il sole ci saluta, lasciando spazio alle centinaia di luci rosse e bianche che ciascun ciclista ha installato sulla propria bicicletta. Si sale e poi si scende, si risale e poi si ridiscende e il gruppo lentamente si allunga per per poi spezzarsi in piccoli gruppeti con una sola cosa in comune: la velocità di ascesa su ogni salita. Arriviamo al primo controllo a Villaromagnasno, è un bar, dove due simpatiche bariste, ci preparano un caffè e ci fanno qualche domanda sul giro, augurandoci poi buon viaggio. Siamo sereni, siamo tranquilli e ripartiamo. Il cielo è stellato e il brutto tempo sembra scongiurato. Gianni è preoccupato per la sonno, ma presto scoprirà che non gli darà noia, o meglio quello a soffrire sarò io e non lui. Dopo aver lasciato la Lombardia, siamo entrati in Piemonte, dove ad ogni cartello citante la parola ‘Scrivia‘ mi vengono in mente subito 2 cose: il periodo passato all’ Interporto di Tortona a lavorare con gente strepitosa e la randonnee che mi fece soffrire come non mai: Arquata Scrivia, detta “randonnee da veri cinghiali” (o qualcosa del genere), organizzata da: Racing Team La Bici. Prima d’arrivare al passo del Turchino, mi tornarono in mente le parole di Stefano: “non ne hai avuto abbastanza del passo del Turchino? Torni a rifarlo?“. Gli risposi “Si” (Durante la 600km MGTM, feci tale passo dalla parte più dura e Stefano qualche giorno prima della partenza mi rinfrescò la memoria). 20 Km prima del passo, mi fermo con Gianni ad un distributore automatico di bevande, mangiamo qualcosa e scambiamo due chiacchere con un autista che si era fermato per bere. Ci dice che il passo è a pochi km, ma nella mia testa c’è sempre il ricordo della salita dura e lunga per giungere in cima, qualcosa non mi torna. Ripartiamo e pedaliamo, la strada lentamente si impenna, ma sempre molto pedalabile, tanto basta che parlimao senza problemi. Attraversiamo qualche centro abitato dove diversi bambini ci applaudono e ci incitano, noi ricambiamo col suono delle nostre trombette (non hanno prezzo queste emozioni…). La strada si snoda attraverso piccoli borghi, fino a giungere ad un paesotto di cui non ricordo il nome. Un locale è affollato di giovani poco più che ventenni. Sono fuori lungo la strada, chiaccherano, scherzano ridono finchè non vedono le nostre luci. Diamo due colpi di tromba e salutiamo, mentre due soggetti bizzarri simulano “la partenza dai posti di blocco” a bordo strada. Subito penso che vogliano “romperci le scatole“, invece devo ricredermi immediatamente. Noi rallentiamo e loro scorricchiano al nostro fianco riempendoci di domande: “Cosa fate? Dove andate? Da dove venite?“. Dopo le mie riesposte, mi danno una pacca sulla spalla e ci dicono “siede dei grandi, non mollate, in bocca al lupo“. Si fermano e noi procediamo. Queste situazioni mi rallegrano, mi fanno credere che al mondo c’è gente che apprezza e se anche per pochi istanti crede in quello che facciamo, diversamente da chi (forse in balia dell’alcool), abbassa il finestrino e ti insulta, solo perchè è sabato sera e noi siamo a pedalare. Pazienza, il mondo è bello perchè e vario. La strada sale, sempre molto dolcemente fino a quando incontriamo una coppia di ragazzini poco più di 18 anni: “Scusate, quanto dista il passo il passo del Turchino?”. La ragazzina sbalordita risponde: “Pochi km, poi si scende in riviera“. Nella mia perplessità ringrazio e saluto. “Pochi km? E quella salita lunga e fastidiosa che Stefano mi fece ricordare, dov’è? Bho?” Continuiamo, ed effettivamente il tunnel del passo lo raggiungiamo poco dopo. Siamo in cima, ci cambiamo gli abiti e poi scendiamo. La velocità e alta, la discesa è lunga e tutto mi torna in mente. Lo scorso anno salii dal versante dal quale ora sto scendendo! Fatichiamo a trovare il secondo controllo, sebbene tutti i ragazzi che incontriamo sono decisamente gentili nel provare ad indicarci ciò che stiamo cercando. Alle 2:40 siamo al secondo timbro. Mentre io mangio qualcosa offerto dal ristoro (un sacchetto con dentro 1 banana, 2 panini e due barrette….sono lontani i ricordi dei ristori della Randonnee dell’ amico Lorenzo Borelli di Castelfranco Emilia), un randagio si prepara la sua sigaretta. Lo guardo stupito e sorrido a Gianni. Stiamo fermi poco per non prendere freddo e ripartiamo subito. La notte è nel suo massimo splendore quando penso alla mia imminente crisi delle primi luci dell’alba. All’orizzonte si intravede il cileo più chiaro e inevitabilmente io cado in uno stato fisico da buttare. Come se il corpo sapesse che sono le 4:00 e fino alle 7:00 dovrò lottare contro la sonno! Incredibile, come questa situazione si ripeta in tutte le randonnee in cui si pedala di notte. Gianni reagisce molto meglio e io spesso rimango indietro, lui mi aspetta e lo raggiungo per poi staccarmi di nuovo. Non ce la posso fare è più forte di me. Giungiamo ad un bar dove divoro 3 brioches e bevo una bella tazza di tè caldo. Conosciamo altri due ciclisti, di cui uno sarà un nostro compagno di viaggio: Enzo Bernasconi di Biciclissima. Si pedala, si parla e ci si conosce. Enzo è strepitoso, a turno prendiam parola e scherziamo su tutto come se fossimo “fratelli” (spesso Enzo se ne esce con la frase “…ciao fratello…“). Assieme ad enzo c’è Matteo Scandolo, quel ragazzo che al controllo precedente si preparava la sua sigaretta. Lo affianco e pedaliamo assieme, in salita fatica perchè ha il cambio rotto ma ugualmente non molla. Arriva il penultimo controllo a Carpaneto, in piazza davanti al municipio: il ristoro è decisamente meglio, una tavola imbandita fra panini e torte con tè caldo. Proprio in piazza riposiamo un pò e come solito inizia lo show assieme a Gianni, Enzo, Matteo e gli organizzatori, finchè arriva Pietro. Incredibile, ci ci siam ritrovati. Ripartiamo tutti un po alla spicciolata ritrovandoci dopo alcuni km. Scendiamo dalle colline fino a giungere alla pianura dove veniamo investiti da un vento incredibile. Pedaliamo tutti in fila, ma non c’è verso, la velocità scende da 30km/h a 25km/h, poi a 20km/h per arrivare a toccare i 10 km/h. A fatica mantengo l’equilibrio, le folate di vento spesso mi fanno sbandare, costringendomi a staccare il piede dal pedale per non cadere. Ad ogni macchina che mi supera, stringo i denti, sperando di non sbandare per non farmi investire. Gli alberi si piegano e l’erba alta dei prati ci indica sempre il verso dell’aria: contrario e laterale. Sono stanco e dopo 2 ore di questa situazione per me insostenibile ci fermiamo in un bar a bere una Coca Cola. Pietro è deciso e non vuole mollare mentre io, Gianni ed Enzo tentenniamo. Ripartiamo e Pietro lentamente lo vedo sparire all’orizzonte. Siamo in 3, ci ripariamo vicino ad un cimitero, dovè però il vento imperversa e ci fa percepire di più la sensazione di freddo. Si scherza sulla situazione fino a quando un signore gentilissimo ci da riparo nel suo capannone. Entriamo è caldo. Cerchiamo di prendere una decisione vista la situazione Enzo chiama suo cugino Giuliano. Gianni ed io dormiamo sdraiati per terra, russiamo. Dopo un’ora il cugino di Enzo si presenta con un’auto spaziosa, carica noi 3 e le nostre bici. Io mi riaddormento immediatamente. Sento loro che parlano, ma la sonno ha la meglio. Quando mi sveglio siamo a Corsico. Ringraziamo Giuliano e ci buttiamo sotto la doccia. La pelle è salva anche se il brevetto non lo abbiamo raggiunto! Pazienza, la randonnee a noi serviva come allenamento….quindi nessun problema, peccato solo perchè la PROVA E’ NON VALIDA!

Complimenti a Pietro e al signore che era con lui. Han portato a termine la prova, con coraggio e determinazione. Complimenti ancora. Avete la pelle dura…non vi ferma nulla!

Il giorno dopo la randonnee mando un messagio ad Enzo, ringraziando lui e suo cugino per il passaggio e confermandogli che la randonnee di Castelfranco si farà. Lui molto simpaticamente mi risponde: “Ciao fratello randagio. Un po dispiaciuto per come è andata ma va bene così. Conto di esserci lì da voi. Buona settimana Enzo. ‘…quelli che ascoltando storie di km acqua e vento hanno aperto a noi la mente bici ad andamento lento…(rando rap 2011)’ “. A proposito di questo SMS, durante il viaggio in macchina assieme a Gianni, Enzo e suo cugino mi sembra di ricordare che proprio Enzo ha scritto e cantato la “rando rap 2011“…che dovrebbe essere possibile trovare sul sito della Funtobike

350 km percorsi – Prova non valida :-(

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29 Aprile 2012 – RandoHell, il diavolo è stato sconfitto

Verbania – E’ giunta l’ora della prima 600 km stagionale, quella che darà l’opportunità a Gianni Raimondi di potersi iscrivere alla 1001 Miglia di Agosto. E’ da diversi mesi che pedaliamo assieme, ci alleniamo alla sera, durante il week-end e questa è una buona occasione per capire come pedaliamo sulle lunghe distanze. Oltre al gruppo Sanvitese, si aggiungono anche altri della Polisportiva Spilambertese….che spettacolo!

Prima della partenza: lo scherzo ha inizio

Nonostante tutto il nostro entusiasmo, le previsioni meteo sono drammatiche, è prevista pioggia per tutti e due i giorni. Non ci scoraggiamo e decidiamo di partire in tutti i casi….salvo chè il lunedi della settimana che precede la RandoHell, mi arriva una mail da Mirco Boonen Bellucci:

FACCIAMO LO SCHERZO A GIANNI?
GLI FACCIAMO CREDERE CHE SE LE
PREVISIONI METTONO ACQUA E’ INUTILE ANDARE
AL LAGO?
 E CHE NON NE VALE LA PENA?

Sapendo che la 600 del Lago Maggiore serve esclusivamente a lui, mi sembra che lo scherzo possa essere messo in piedi. Lucio ci sta, Enrico dà man forte, ed io non mi tiro indietro. Inizia lo scambio di mail, sms, messaggi su whatup e telefonate. Incredibilmente si scatena il putiferio, Gianni inizialmente pensa ad una bufala, poi col passare giorni e il vedere che le previsioni meteo sono veramente pessime, inizia a crederci cercando sempre però di nascondere la sua ‘incazzatyra’. Fatto sta che al venerdì prima della partenza gli sveliamo che non partirà da solo, ma assieme ad altre 15 persone. Ora il suo viso è più sereno…

Mirco Boonen Bellucci vs Claudio Chiappucci Tinarelli: la sfida

Il nostro gruppo è appassionato al mondo delle due ruote, ma la forza che lo tiene unito sono le continue “sfide gogliardiche” che animano chi come noi in bicicletta va piano ma va lontano. Una due giorni di questo spessore non poteva essere da meno. Mirco, personaggio bizzarro lancia la sfida al Claudio: “Alla randonnee del Lago Maggiore ti do almeno 2 ore!“. Non ci voleva altro, Claudio accetta la sfida e da questo momento in poi sono rivali, senza esclusione di colpi.

SABATO 28 Aprile: Il viaggio e le risate

Al mattino mi alzo e preparo la bicicletta: controllo le ruote, i fanali, il borsello e l’abbigliamento per poi dedicarmi al cibo che mi porterò dietro. E’ tutto pronto e come da accordi partiamo con 2 macchine: Io e Gianni su una e Mirco ed Enrico sull’altra. Sono le 16 e Gianni è puntuale sotto casa mia: carichiamo la bicicletta e le borse per poi dirigerci verso la Baia del Re dove ci troviamo con tutti gli altri. Alla spicciolata ci troviamo un po tutti e alle 16:30 puntuali partiamo in direzione Verbania, l’avventura è iniziata. Il sole è ancora alto e il cielo è sereno, Gianni guida mentre io gli parlo dell’avventura a cui sta andando incontro. Incredibile pensare che il giorno seguente il sole sarà solo un lontano ricordo. Noi non crediamo alle previsioni, anche se ci sbagliamo di grosso.
Arriviamo a Feriolo, una frazione del comune di Baveno, alle ore 20 circa, ci sistemiamo nei bungalow all’interno di uno splendico campeggio situato proprio sul percorso della RandoHell (scelta a dir poco azzeccata). Il bungalow è accogliente, ha 4 letti, un soggiorno con cucinotto e un bagno comodo. Tutte le piazzole sono ricoperte di erba verdissima e il lago è a poche decine di metri. Uno spettacolo.
Non tutti siamo alloggiati in campeggio, alcuni hanno preferito la comodità di un albergo situato a pochi km da noi. Io, Mirco, Gianni ed Enrico siamo nello stesso bungalow. Mirco ci chiama e con sguardo da “canaglia“, pone il suo punto interrogativo: “Amici o nemici?“. Bene, quando lui cita queste parole, è sempre bene stare dalla sua parte….allunghiamo tutti e 4 la mano appoggiandola una sopra all’altra….e poi scatta l’urlo! Ora inizia la parte gogliardica della serata e qualcuno stà per prendere sotto… Al bungalow di Gianni e Rita viene cambiata la serratura (ricordo che Mirco ha una falegnameria) ed appeso il cartello: “SCAMBITI, INGRESSO LIBERO BUSSARE“, mentre a quello di Claudio “AQUI VIVE UN GAY“.
Alle 21 siamo tutti a cena che trascorre piacevolmente fra risate e qualche riferimento algi scherzi appena messi a punto. Gianni rimane stupito nel vedere che la chiave in suo possesso apre la serratura che Mirco gli mette fra le mani…mentre Claudio viene preso in giro facendogli credere che siamo entrati anche nel suo bungalow smontandogli parte della bici. Al termine della cena iniziamo il tour davanti ai bungalow…leggendo ciò che precedente avevamo appeso. Una serata da incorniciare se non chè il cielo inizia farsi sempre più scuro….E’ ora d’andare a riposare, il giorno seguente ci attende una prova impegnativa. Ci si da appuntamento alle 7 alla rotonda a pochi minuti dal bungalow per poi dirigerci verso Corte Cerro all’Hotel Cicin, luogo della partenza.

DOMENICA 29: L’ amara sorpresa

Sono le 5:50, suona la sveglia. Fuori piove non forte ma piove. Ci svegliamo mangiamo un po di pasta col tonno ed aspettiamo fino all’ultimo per poi andare alla partenza. Noi di San Vito ci siam tutti, mentre dei ragazzi di Spilamberto si presenta solo Mario Zuntini detto Adriano! Mitico Adriano, che alla sua prima randonnee parte ugualmente sotto a una pioggia battente, mentre tutti gli altri decidono di stare a letto (scelta discutibile…ma capibile). Gli organizzatori sono entusiasti di vederci alla partenza, anche se confessano che quest’acqua ha rovinato la manifestazione. L’entusiasmo non manca, la voglia di raggiungere questo traguardo c’è, si parte. Si pedala mentre l’acqua dopo pochi km ha già inzuppato tutti i nostri vestiti. Un vago ricordo mi riporta alla randonnee di Cervia di qualche anno prima dove dopo pochi km mi ritirai. Siamo tutti in gruppo, si procede con un passo tranquillo in direzione nord, verso la Svizzera. I nostri documenti li ha Loris Ballotta che decide di partire con un po di ritardo rispetto alla partenza ufficiale, non lo rivedremo più fino alla sera. Attraversiamo Verbania, poi ancora Bignanzolo, Oggebbio, Cannero Riviera, Cannobbio fino a giungere a San Bartolomeo dove timbriamo al Bar 46, poco prima del confine di stato. Questi primi 50 km li abbiam percorsi tutti sotto una pioggia incessante e lo sguardo fisso sulla ruota di chi ci precede. Siamo al confine e siamo senza documenti, ma nessuno ci ferma, nessuno chiede nulla e passiamo senza problemi. Ora siamo in Svizzera, ci siamo staccati dal gruppone e procediamo del nostro passo per il centro di Locarno dove incredibilmente sembriamo catapultati in mezzo ad una corsa podistica. Siamo nella piazza lungo il lago, un mare di podisti con tanto dipettorale corrono in ogni direzione apparentemente senza senso. Si incrociano, si superano, c’è chi cammina, c’è chi legge un foglio, chè chi raccoglie un tagliandino e noi li in mezzo ad osservare mentre lentamente continuiamo il nostro giro. Mirco col suo solito fare gogliardico si lascia scappare una domanda “Cosa stanno facendo questi qua? Sembrano matti….“. Prontamente Gianni Raimondi controbatte “…lè la maratona d’imbarieg” (è la maratona degli ubriachi). La sensazione era proprio quella, anche se probabilmente stanno partecipando ad una gara di orienteering. Lasciata alle spalle la ‘maratona degli ubriachi‘, pedaliamo su una pista ciclabile che ci porta verso l’aereoporto di Locarno, dove sbagliamo strada e ci troviamo davanti al cancello della pista di decollo. Niente in tutto, torniamo indietro e correggiamo la nostra direzione. Arriva la prima foratura dovuta ad un vetro, è Gianni che è costretto a sostituire la camera d’aria posterie. Attraversiamo nuovamente la frontiera tornando in Italia sempre sotto una pioggia incessante. Sono stanco di pedalare sotto l’acqua ma bisogna stringere i denti. Adriano non molla, è sempre li con noi, a volte si accoda ed altre volte tira il gruppo. Gianni Raimondi ha un carattere forte e nulla lo ferma, mentre io parlo con Mirco e Guerz per capire se continuare o fermarci al termine del primo giro. La situazione è veramente pesante e a tratti anche pericolosa. Oltre all’acqua il “Diavolo” fa la sua parte…e “la Banda Bassotti” cade in tentazione….

Giungiamo all’altezza di Luino, dove nuovamente Gianni fora. Due forature e tutte e due al nostro Gianni che doveva assolutamente portare a termine la RandoHell. Due segnali che messi assieme all’acqua scrosciante non lasciano altro pensiero che al ritiro. Continuiamo tutti assieme, facendo attenzione alle strade che a tratti sono sconnesse e le buche ricoperte d’acqua celano insidie pericolose. Giunti a Laveno Mombello ci fermiamo al controllo dove timbriamo e mangiamo qualcosa al ristoro. Nella nostra testa siamo quasi arrivati, invece siamo poco più di metà. Ripartiamo, abbiam freddo, siam bagnati fradici, non abbiam nessun indumento asciutto e questo non è un bene. Un pensiero va all’amico Claudio che dopo i primi 10 km si è staccato e ha continuato la sua randonnee da solo. Solo per 180 km, solo contro la pioggia, solo contro il freddo, solo e basta!Chissa dove sarà?”, “Chissa se si sarà ritirato?“, “Chissa se Marinella sa dovè?“….tutte queste domande portano ad una telefonata al Claudio “tu…..tu…..tu…..“. Niente suona libero…non risponde. Mirco sembra preoccupato, la sua sfida non vorrebbe che si trasformasse in un evento poco piacevole. Decide di rinuncire e di mandare un SMS a Claudio: “Appena puoi prendi un traghetto…Non ne vale la pena rischiare. Noi la finiamo ma senza rischiare. Io mi ritiro“, nella speranza che lo legga e che non pensi solo alla sfidda, ma anche alla propria salute. Continuiamo. C’è poco piacere nel pedalare sempre sotto la pioggia, ma nel volto di qualcuno si vede la soddisfazione del sognare il traguardo dei 200km sempre più vicino. Arriviamo a Sesto Calende per poi proseguire verso Arona dove l’obliteratrice alla stazione dei treni convalida il nostro tagliandino. Ormai siamo tornati al punto di partenza, mancano solo una ventina di km o poco più. Giungiamo a Stresa, dove alberghi lussuosissimi ci danno il benvenuto per poi proseguire fino a Baveno dove mi affianca Adriano e mi chiede “Ora come funziona? Cosa succede?“. Col sorriso sulle labbra gli dico “alla prossima rotonda vai verso sinistra, così torni all’ Hotel Cicin, mentre noi tre andiamo in campeggio per poi proseguire per altri 3 giri del Lago“. Adriano mi saluta, gli dico che è stato un grande e le nostre strade si separo. Ora in campeggio siamo Io, Enrico e Gianni. Ci cambiamo, siamo bagnati spolti e mangiamo qualcosa. Nel frattempo arriva Mirco che tutto soddisfatto ci augura buon viaggio. Partire, significa tentare di fare un altro giro. Non partire significa mandare al diavolo la possibilità per Gianni di iscriversi alla 1001 miglia. I pensieri poco onesti del caricare la bicicletta sulla macchina sono ormai lontani ricordi…stringiamo i denti e si parte, ancora sotto la pioggia.
Il giro è sempre lo stesso, ma le situazioni cambiano. Arrivati alla frontiera, sembra che la pioggia sia cessata, ci fermiamo al solito Bar 46, dove il barista ci rassicura “l’ acqua non vi mancherà“. Al controllo questa volta c’è Luca Buarotti (organizzatore) e Davide Rabaioli (giornalista) che con il loro fare molto coinvolgente ci chiedono se vogliamo rilasciare una breve intervista, che verrà riportata sul Giornale di Verbania qualche giorno dopo.

Noi 3 intervistati? Certo e subito Davide ci chiede alcune cose. Noi siam entusiasti e dopo due foto ripartiamo subito, perchè il cielo è nuovamente tornato ad annuvolarsi. Poche centinaia di metri ed ecco la nostra compagna nuovamente a metterci i bastoni fra le ruote: la pioggia. Non ne posso più di acqua, ma ormai siam bagnati e la sera sta per giungere, dobbiamo finire il secondo giro del Lago Maggiore. Prima della partenza dal Bar 46, si aggiunge al nostro trio un signore (scoprirò solo dopo qualche giorno che si chiama Marziano Negri) sulla settantina che ci guida per le vie di Locarno, diciamo che ci fa un po da cicerone, fino a chè il mio piede sinistro si stacca dal pedale. Penso “strano, forse sarà stata l’acqua“. Cerco di riagganciarlo ma qualcosa non va. Guardo a modo e mi accorgo che manca il pedale, rimasto agganciato alla scarpa. Urlo di disperazione. Gianni è incredulo e si ferma subito, poi arriva Enrico e Marziano. Siamo in Svizzera e il pedale è ko! Guardo attentamente e noto che il pedale si è solo svitato. Respiro di solievo, lo avvito con le mani e poi ripartiamo. Tengo sotto controllo il pedale e ad ogni pedalata sudo freddo, fino a chè vedo un benzinaio. Mi fermo, chiedo se cortesemente hanno una pinza o una chiave. La signora, molto gentile, guarda nella sua valigetta attrezzata e mi fa vedere di cosa dispone. Un miracolo! Prendo una pinza e stringo il pedale mentre le raccontiamo cosa stiamo facendo, promettendole che il mattino seguente saremo ripassati da lei. Un po incredula ci saluta e noi continuiamo il giro. Tutto il ritorno dalla Svizzera è identico al primo giro, in quanto l’acqua la fa da padrona e noi bagnati spolti arriviamo nuovamente prima di Arona per poi giungere in campeggio. Sono le 23, è buio, Mirco ci sta aspettando. Noi siamo stravolti e infreddoliti. A turno facciamo una doccia rigenerante per poi riposare una qualche ora sul letto caldo. Dal gran che mi son vestito sudo, ma sto bene. Durante la notte mi sveglio diverse volte sentendo il rumore assordante che le gocce producono cadendo sul tetto del bungalow. Nulla mi fa pensare che il giorno seguente sarebbe stato decisamente migliore. Mi riaddormento…

LUNEDI 30: L’alba di un nuovo giorno

Sono le 5, la sveglia suona dopo 5 ore di sonno. Fuori non piove più e Gianni è pronto per ripartire. Io tentenno ad alzarmi ma dopo recupero il tempo perso. Enrico è fiducioso perchè il cielo promette bene, anche se le previsioni del pomeriggio mettono acqua. Io non ci credo. Mirco ci saluta e noi partiamo per il terzo giro. Tutta la mattina col sole in fronte, fa caldo, i paesaggi incontrati sembrano mai visti, tutto ha un’altra faccia, persino il Lago splende di una bellezza strepitosa. Nuovamente alla frontiera Italia-Svizzera per andare a salutare la benzinaia che incredula ci vede arrivare. Compro qualche cioccolata, la salutiamo e ripartiamo in direzione Italia. Si pedala a testa bassa per giungere quasi ad Arona dove intravediamo un ciclista nella direzione opposta con la divisa della Polisportiva Spilambertese: è Mirco Boonen Bellucci. Che sorpresa, che spettacolo, ancora tutti e 4 assieme. Timbriamo ad Arona e poi dritti verso il campeggio. Poco dopo Arona il sole viene coperto da nuvole scure che da li a poco lasciano cadere a terra un battello d’acqua. Mirco è davanti a me, sembra voglia tirarmi, ma sono troppo stanco e mi stacco  mantenendo sempre quei 20 metri di distanza. Arrivati in campeggio lui mi aspetta davanti all’ingresso, mentre io vedendo il cancello principale aperto decido di saltare la guida del cancello stesso. Prendo un po di spinta e salto, quando mi accorgo che le sbarre posizionate pochi metri avanti sono chiuse! Freno, ho poco spazio e come un ‘deficente‘ mi appoggio alla sbarra. Mirco ride, i proprietari del campeggio ridono e io ringrazio il cielo per non essermi schiantato contro la sbarra! La stanchezza fa brutti scherzi….3 giri completati, 3 divise usate, 3 kway, 3 cappelli usati…ormai abbiam finito i cambi: rimane l’ultimo! Ho freddo, non voglio ripartire, la pioggia è fortissima. Enrico è in pantaloncini, Gianni vede il brevetto quasi fatto e io sono coperto da un asciugamano disteso sul divano. Samo tutti e 3 dentro nel bungalow mentre Mirco scherza sul nostro probabile fallimento. Uscire in bicicletta ora sarebbe un suicidio e cerco di convincere i miei compagni a desistere. Enrico ragiona e sembra stare dalla mia, mentre Gianni è un pazzo scatenato. Si veste, ci guarda dicendo “Grazie per avermi aiutato fino a qua, non vi chiedo nulla, capisco le vostre motivazioni, ma io parto. Ciao!“. Guardo Enrico e insulto Gianni. Enrico guardandomi negli occhi mi dice “…è una pazzia lasciarlo andare solo…vado con lui”. Bene, insulto anche Enrico! Poi che fare? Lasciare soli i miei due amici? E se per sfortuna avessero bisogno? Mi vesto e ripartiamo tutti e 3. Mi insulto da solo! Ora mancano 180 km, 180 km di pura follia, tutti sotto l’acqua! Ripartiamo alle 16 per affrontare per l’ultima volta il giro del Lago Maggiore. Ad ogni controllo, salutiamo e ringraziamo per l’ultima volta. In questo ultimo giro, non penso ad altro che arrivare, abbiam tutti e 3 freddo, ormai son quasi le 21 e la luce è un ricordo. Gli ultimi km tremo, mentre l’acqua continua a non darci tregua, fino a chè alla rotonda giriamo finalmente a sinistra verso Gravellona Toce per poi salire a Corte Cerro, dove le ultime due salite di poche centinaia di metri sembrano non finire più. All’ Hotel Cicin ci aspettano Luca, Simona e Fulvio. Ci salutano, ci fanno i complimenti e con i quali facciamo due chiacchere con le foto di rito. Luca, ci regala altre borracce e ci chiede se vogliamo bere un te caldo. Siamo bagnati, abbiam freddo e il campeggio dista alcuni km. Rifiutiamo a malincuore, ma ci aspetta altra acqua….e come siamo arrivati ripartiamo verso una doccia calda. E’ finita, Gianni ce l’ha fatta, noi ce l’abbiamo fatta, ora ci aspetta un letto caldo dove riposare fino alla mattina.

E il Claudio che fine ha fatto? Solo all’arrivo in campeggio mi informano che Claudio aveva terminato il giro da solo sotto alla pioggia e senza batter ciglio. Un uomo, un grande uomo che senza scoraggiarsi ha completato la sua randonnee in solitaria nella bellezza di 9 ore e 30 minuti!
E la sfida con Mirco? Qui si dovrebbe parlare solo davanti agli avvocati. Ci son troppe versioni, c’è un sms nel quale Mirco ‘rimuncia‘ alla sfida, c’è chi sostiene che Mirco abbia ‘rubato‘ 8 minuti, c’è chi con la voglia di continuare a scherzare non vuole terminare questa fantastica avventura… Claudio Chiappucci Tinarelli vs Mirco Boonen Bellucci, la sfida infinita!

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21 Aprile 2012 – …ricordando la rando dell’Emilia

San Vito – E’ da qualche giorno che penso a pedalare in salita e nel pensare a dove andare mi viene in mente una delle randonnee organizzate dall’amico Borelli Lorenzo. Gli mando una mail, poi un sms, perchè non ricordo la strada che da Serra porta a Prignano per poi salire a Baiso. Senza attendere troppo, mi risponde mandandomi il roadbook. Che dire, sempre impeccabile e super disponibile. Bene, ora ho quasi  tutto ciò che serve: la voglia di pedalare ed il roadbook, manca solo la compagnia che in questo week-end sembra mancare. Sento Mirco e Gianni, che però per impegni lavorativi non riescono, poi Maccy ed Enrico che subito accettano. Ci troviamo, quasi puntuali (30′ di ritardo del Guerz…cosa vorrete mai che siano…), a San Vito davanti al bar per poi dirigerci lungo la Fondovalle dove ci alterniamo per far fronte ad un vento che soffia costantemente contro. Incontriamo qualche ciclista che è già di ritorno ed altri che lentamente raggiungiamo per poi lasciarceli alle spalle. La prima fermata la facciamo “da Martino” dove Enrico offre il caffè, per poi proseguire fino a Renno. La salita è tutta pedalabile, se non chè il solito vento ci perseguita, facendoci a volte sbandare. Il cielo è a tratti nuvoloso, anche se il sole tende a fare capolino riscaldandoci e facendo risplendere la neve che colora di bianco il monte Cimone. Saliamo fino a Renno per poi dirigerci verso il Pavullo. A San Antonio, decidiamo di fermarci al ‘solito‘ bar dove l’immancabile caffè viene gustato assieme ad un cioccolatino afferto dalle bariste. Maccy fin qui si è difeso egregiamente, senza lasciar trapelare la fatica che la salita gli aveva fatto fare. Dopo un po di chiacchere, decide di accompagnarci fino a Serramazzoni, dopo di chè tornerà verso casa percorrendo la via Giardini. Bravo Maccy…che dire? Nulla, tanto di cappello, visto che vai in bici poco e a tempo perso. Come al solito vendi cara la pelle e i tuopi 100 e rotti km li hai fatti anche questa volta.
Ora siamo rimasti io ed Enrico, ripartiamo dalla piazza di Serramazzoni, dove vediamo Maccy sendere verso la pianura. La nostra direzione è verso Prignano, dove una lunga discesa ci accompagna verso il fondovalle che separa la provincia di Modena da quella di Reggio Emilia. La discesa non è del tutto facile, è lunga e le raffiche di vento spesso la fanno da padrone. Niente paura, caliamo la velocità e scendiamo con più prudenza. Arrivati in fondo alla discesa, qualche km di pianura ci porta alla salita di Baiso, sulla quale ricordo ad Enrico dove ho parlato per la prima con Angela Zizza, durante la randonnee di Castelfranco. Correvano le prime ore notture, quando Angela mi affiancò in salita e mi disse: “Lo sai che le luci lampeggianti posteriori sono vietate e che danno noia a chi ti segue?….specialemte alla Parigi Brest Parigi…se avete intenzione di farla…”. Io col tono un po imbarazzato le risposi che non lo sapevo, anche se mentivo sapendo di mentire. Dopo questo breve ricordo, continuammo a salire senza parlare troppo, visto che la salita si faceva lunga e tortuosa. Arrivati a Baiso il più era fatto, il sole sembrava un ricordo e l’aria iniziava a dare fastidio. Assieme ad Enrico decidiamo di fermarci per mangiare l’ultimo boccone per poi dirigerci nuovamente verso la pianura, attraversando però sempre i fastidiosissimi saliscendi di Casalgrande lungo i quali tutte le volte mi viene in mente la prima volta che li feci: ero distrutto dopo aver percorso quasi 250 km, sapendo di doverne fare ancora 150. Arriviamo a Sassulo, dove l’ultima sosta ci porta dritti in una pasticceria a dir poco strepitosa, dove compriamo due paste che mangiamo appena fuori dalla porta. Ora si pedala, si chiacchera, si ricorda, si pensa, si sorride, fino al: “Grazie per il giro, ci sentiam in settimana”. Giro a destra per andare a salutare i miei, mentre Guerz lo vedo pedale lungo la via San Vito. Un giorno trascorso sui pedali, assieme a due grandi amici…

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