Verbania – E’ giunta l’ora della prima 600 km stagionale, quella che darà l’opportunità a Gianni Raimondi di potersi iscrivere alla 1001 Miglia di Agosto. E’ da diversi mesi che pedaliamo assieme, ci alleniamo alla sera, durante il week-end e questa è una buona occasione per capire come pedaliamo sulle lunghe distanze. Oltre al gruppo Sanvitese, si aggiungono anche altri della Polisportiva Spilambertese….che spettacolo!
Prima della partenza: lo scherzo ha inizio
Nonostante tutto il nostro entusiasmo, le previsioni meteo sono drammatiche, è prevista pioggia per tutti e due i giorni. Non ci scoraggiamo e decidiamo di partire in tutti i casi….salvo chè il lunedi della settimana che precede la RandoHell, mi arriva una mail da Mirco Boonen Bellucci:
FACCIAMO LO SCHERZO A GIANNI?
GLI FACCIAMO CREDERE CHE SE LE
PREVISIONI METTONO ACQUA E’ INUTILE ANDARE
AL LAGO?
E CHE NON NE VALE LA PENA?
Sapendo che la 600 del Lago Maggiore serve esclusivamente a lui, mi sembra che lo scherzo possa essere messo in piedi. Lucio ci sta, Enrico dà man forte, ed io non mi tiro indietro. Inizia lo scambio di mail, sms, messaggi su whatup e telefonate. Incredibilmente si scatena il putiferio, Gianni inizialmente pensa ad una bufala, poi col passare giorni e il vedere che le previsioni meteo sono veramente pessime, inizia a crederci cercando sempre però di nascondere la sua ‘incazzatyra’. Fatto sta che al venerdì prima della partenza gli sveliamo che non partirà da solo, ma assieme ad altre 15 persone. Ora il suo viso è più sereno…
Mirco Boonen Bellucci vs Claudio Chiappucci Tinarelli: la sfida
Il nostro gruppo è appassionato al mondo delle due ruote, ma la forza che lo tiene unito sono le continue “sfide gogliardiche” che animano chi come noi in bicicletta va piano ma va lontano. Una due giorni di questo spessore non poteva essere da meno. Mirco, personaggio bizzarro lancia la sfida al Claudio: “Alla randonnee del Lago Maggiore ti do almeno 2 ore!“. Non ci voleva altro, Claudio accetta la sfida e da questo momento in poi sono rivali, senza esclusione di colpi.
SABATO 28 Aprile: Il viaggio e le risate
Al mattino mi alzo e preparo la bicicletta: controllo le ruote, i fanali, il borsello e l’abbigliamento per poi dedicarmi al cibo che mi porterò dietro. E’ tutto pronto e come da accordi partiamo con 2 macchine: Io e Gianni su una e Mirco ed Enrico sull’altra. Sono le 16 e Gianni è puntuale sotto casa mia: carichiamo la bicicletta e le borse per poi dirigerci verso la Baia del Re dove ci troviamo con tutti gli altri. Alla spicciolata ci troviamo un po tutti e alle 16:30 puntuali partiamo in direzione Verbania, l’avventura è iniziata. Il sole è ancora alto e il cielo è sereno, Gianni guida mentre io gli parlo dell’avventura a cui sta andando incontro. Incredibile pensare che il giorno seguente il sole sarà solo un lontano ricordo. Noi non crediamo alle previsioni, anche se ci sbagliamo di grosso.
Arriviamo a Feriolo, una frazione del comune di Baveno, alle ore 20 circa, ci sistemiamo nei bungalow all’interno di uno splendico campeggio situato proprio sul percorso della RandoHell (scelta a dir poco azzeccata). Il bungalow è accogliente, ha 4 letti, un soggiorno con cucinotto e un bagno comodo. Tutte le piazzole sono ricoperte di erba verdissima e il lago è a poche decine di metri. Uno spettacolo.
Non tutti siamo alloggiati in campeggio, alcuni hanno preferito la comodità di un albergo situato a pochi km da noi. Io, Mirco, Gianni ed Enrico siamo nello stesso bungalow. Mirco ci chiama e con sguardo da “canaglia“, pone il suo punto interrogativo: “Amici o nemici?“. Bene, quando lui cita queste parole, è sempre bene stare dalla sua parte….allunghiamo tutti e 4 la mano appoggiandola una sopra all’altra….e poi scatta l’urlo! Ora inizia la parte gogliardica della serata e qualcuno stà per prendere sotto… Al bungalow di Gianni e Rita viene cambiata la serratura (ricordo che Mirco ha una falegnameria) ed appeso il cartello: “SCAMBITI, INGRESSO LIBERO BUSSARE“, mentre a quello di Claudio “AQUI VIVE UN GAY“.
Alle 21 siamo tutti a cena che trascorre piacevolmente fra risate e qualche riferimento algi scherzi appena messi a punto. Gianni rimane stupito nel vedere che la chiave in suo possesso apre la serratura che Mirco gli mette fra le mani…mentre Claudio viene preso in giro facendogli credere che siamo entrati anche nel suo bungalow smontandogli parte della bici. Al termine della cena iniziamo il tour davanti ai bungalow…leggendo ciò che precedente avevamo appeso. Una serata da incorniciare se non chè il cielo inizia farsi sempre più scuro….E’ ora d’andare a riposare, il giorno seguente ci attende una prova impegnativa. Ci si da appuntamento alle 7 alla rotonda a pochi minuti dal bungalow per poi dirigerci verso Corte Cerro all’Hotel Cicin, luogo della partenza.
DOMENICA 29: L’ amara sorpresa
Sono le 5:50, suona la sveglia. Fuori piove non forte ma piove.
Ci svegliamo mangiamo un po di pasta col tonno ed aspettiamo fino all’ultimo per poi andare alla partenza. Noi di San Vito ci siam tutti, mentre dei ragazzi di Spilamberto si presenta solo Mario Zuntini detto Adriano! Mitico Adriano, che alla sua prima randonnee parte ugualmente sotto a una pioggia battente, mentre tutti gli altri decidono di stare a letto (scelta discutibile…ma capibile). Gli organizzatori sono entusiasti di vederci alla partenza, anche se confessano che quest’acqua ha rovinato la manifestazione. L’entusiasmo non manca, la voglia di raggiungere questo traguardo c’è, si parte. Si pedala mentre l’acqua dopo pochi km ha già inzuppato tutti i nostri vestiti. Un vago ricordo mi riporta alla randonnee di Cervia
di qualche anno prima dove dopo pochi km mi ritirai. Siamo tutti in gruppo, si procede con un passo tranquillo in direzione nord, verso la Svizzera. I nostri documenti li ha Loris Ballotta che decide di partire con un po di ritardo rispetto alla partenza ufficiale, non lo rivedremo più fino alla sera. Attraversiamo Verbania, poi ancora Bignanzolo, Oggebbio, Cannero Riviera, Cannobbio fino a giungere a San Bartolomeo dove timbriamo al Bar 46, poco prima del confine di stato. Questi primi 50 km li abbiam percorsi tutti sotto una pioggia incessante e lo sguardo fisso sulla ruota di chi ci precede.
Siamo al confine e siamo senza documenti, ma nessuno ci ferma, nessuno chiede nulla e passiamo senza problemi. Ora siamo in Svizzera, ci siamo staccati dal gruppone e procediamo del nostro passo per il centro di Locarno dove incredibilmente sembriamo catapultati in mezzo ad una corsa podistica. Siamo nella piazza lungo il lago, un mare di podisti con tanto dipettorale corrono in ogni direzione apparentemente senza senso. Si incrociano, si superano, c’è chi cammina, c’è chi legge un foglio, chè chi raccoglie un tagliandino e noi li in mezzo ad osservare mentre lentamente continuiamo il nostro giro. Mirco col suo solito fare gogliardico si lascia scappare una domanda “Cosa stanno facendo questi qua? Sembrano matti….“. Prontamente Gianni Raimondi controbatte “…lè la maratona d’imbarieg” (è la maratona degli ubriachi). La sensazione era proprio quella, anche se probabilmente stanno partecipando ad una gara di orienteering. Lasciata alle spalle la ‘maratona degli ubriachi‘, pedaliamo su una pista ciclabile che ci porta verso l’aereoporto di Locarno, dove sbagliamo strada e ci troviamo davanti al cancello della pista di decollo. Niente in tutto, torniamo indietro e correggiamo la nostra direzione. Arriva la prima foratura dovuta ad un vetro, è Gianni che è costretto a sostituire la camera d’aria posterie. Attraversiamo nuovamente la frontiera tornando in Italia sempre sotto una pioggia incessante. Sono stanco di pedalare sotto l’acqua ma bisogna stringere i denti. Adriano non molla, è sempre li con noi, a volte si accoda ed altre volte tira il gruppo. Gianni Raimondi ha un carattere forte e nulla lo ferma, mentre io parlo con Mirco e Guerz per capire se continuare o fermarci al termine del primo giro. La situazione è veramente pesante e a tratti anche pericolosa. Oltre all’acqua il “Diavolo” fa la sua parte…e “la Banda Bassotti” cade in tentazione….
Giungiamo all’altezza di Luino, dove nuovamente Gianni fora. Due forature e tutte e due al nostro Gianni che doveva assolutamente portare a termine la RandoHell. Due segnali che messi assieme all’acqua scrosciante non lasciano altro pensiero che al ritiro. Continuiamo tutti assieme, facendo attenzione alle strade che a tratti sono sconnesse e le buche ricoperte d’acqua celano insidie pericolose. Giunti a Laveno Mombello ci fermiamo al controllo dove timbriamo e mangiamo qualcosa al ristoro.
Nella nostra testa siamo quasi arrivati, invece siamo poco più di metà. Ripartiamo, abbiam freddo, siam bagnati fradici, non abbiam nessun indumento asciutto e questo non è un bene. Un pensiero va all’amico Claudio che dopo i primi 10 km si è staccato e ha continuato la sua randonnee da solo. Solo per 180 km, solo contro la pioggia, solo contro il freddo, solo e basta! “Chissa dove sarà?”, “Chissa se si sarà ritirato?“, “Chissa se Marinella sa dovè?“….tutte queste domande portano ad una telefonata al Claudio “tu…..tu…..tu…..“. Niente suona libero…non risponde. Mirco sembra preoccupato, la sua sfida non vorrebbe che si trasformasse in un evento poco piacevole. Decide di rinuncire e di mandare un SMS a Claudio: “Appena puoi prendi un traghetto…Non ne vale la pena rischiare. Noi la finiamo ma senza rischiare. Io mi ritiro“, nella speranza che lo legga e che non pensi solo alla sfidda, ma anche alla propria salute. Continuiamo. C’è poco piacere nel pedalare sempre sotto la pioggia, ma nel volto di qualcuno si vede la soddisfazione del sognare il traguardo dei 200km sempre più vicino. Arriviamo a Sesto Calende per poi proseguire verso Arona dove l’obliteratrice alla stazione dei treni convalida il nostro tagliandino. Ormai siamo tornati al punto di partenza, mancano solo una ventina di km o poco più. Giungiamo a Stresa, dove alberghi lussuosissimi ci danno il benvenuto per poi proseguire fino a Baveno dove mi affianca Adriano e mi chiede “Ora come funziona? Cosa succede?“. Col sorriso sulle labbra gli dico “alla prossima rotonda vai verso sinistra, così torni all’ Hotel Cicin, mentre noi tre andiamo in campeggio per poi proseguire per altri 3 giri del Lago“. Adriano mi saluta, gli dico che è stato un grande e le nostre strade si separo. Ora in campeggio siamo Io, Enrico e Gianni. Ci cambiamo, siamo bagnati spolti e mangiamo qualcosa. Nel frattempo arriva Mirco che tutto soddisfatto ci augura buon viaggio. Partire, significa tentare di fare un altro giro. Non partire significa mandare al diavolo la possibilità per Gianni di iscriversi alla 1001 miglia. I pensieri poco onesti del caricare la bicicletta sulla macchina sono ormai lontani ricordi…stringiamo i denti e si parte, ancora sotto la pioggia.
Il giro è sempre lo stesso, ma le situazioni cambiano. Arrivati alla frontiera, sembra che la pioggia sia cessata, ci fermiamo al solito Bar 46, dove il barista ci rassicura “l’ acqua non vi mancherà“. Al controllo questa volta c’è Luca Buarotti (organizzatore) e Davide Rabaioli (giornalista) che con il loro fare molto coinvolgente ci chiedono se vogliamo rilasciare una breve intervista, che verrà riportata sul Giornale di Verbania qualche giorno dopo.
Noi 3 intervistati? Certo e subito Davide ci chiede alcune cose. Noi siam entusiasti e dopo due foto ripartiamo subito, perchè il cielo è nuovamente tornato ad annuvolarsi. Poche centinaia di metri ed ecco la nostra compagna nuovamente a metterci i bastoni fra le ruote: la pioggia. Non ne posso più di acqua, ma ormai siam bagnati e la sera sta per giungere, dobbiamo finire il secondo giro del Lago Maggiore. Prima della partenza dal Bar 46, si aggiunge al nostro trio un signore (scoprirò solo dopo qualche giorno che si chiama Marziano Negri) sulla settantina che ci guida per le vie di Locarno, diciamo che ci fa un po da cicerone, fino a chè il mio piede sinistro si stacca dal pedale. Penso “strano, forse sarà stata l’acqua“. Cerco di riagganciarlo ma qualcosa non va. Guardo a modo e mi accorgo che manca il pedale, rimasto agganciato alla scarpa. Urlo di disperazione. Gianni è incredulo e si ferma subito, poi arriva Enrico e Marziano. Siamo in Svizzera e il pedale è ko! Guardo attentamente e noto che il pedale si è solo svitato. Respiro di solievo, lo avvito con le mani e poi ripartiamo. Tengo sotto controllo il pedale e ad ogni pedalata sudo freddo, fino a chè vedo un benzinaio. Mi fermo, chiedo se cortesemente hanno una pinza o una chiave. La signora, molto gentile, guarda nella sua valigetta attrezzata e mi fa vedere di cosa dispone. Un miracolo! Prendo una pinza e stringo il pedale mentre le raccontiamo cosa stiamo facendo, promettendole che il mattino seguente saremo ripassati da lei. Un po incredula ci saluta e noi continuiamo il giro. Tutto il ritorno dalla Svizzera è identico al primo giro, in quanto l’acqua la fa da padrona e noi bagnati spolti arriviamo nuovamente prima di Arona per poi giungere in campeggio. Sono le 23, è buio, Mirco ci sta aspettando. Noi siamo stravolti e infreddoliti. A turno facciamo una doccia rigenerante per poi riposare una qualche ora sul letto caldo. Dal gran che mi son vestito sudo, ma sto bene. Durante la notte mi sveglio diverse volte sentendo il rumore assordante che le gocce producono cadendo sul tetto del bungalow. Nulla mi fa pensare che il giorno seguente sarebbe stato decisamente migliore. Mi riaddormento…
LUNEDI 30: L’alba di un nuovo giorno
Sono le 5, la sveglia suona dopo 5 ore di sonno. Fuori non piove più e Gianni è pronto per ripartire. Io tentenno ad alzarmi ma dopo recupero il tempo perso. Enrico è fiducioso perchè il cielo promette bene, anche se le previsioni del pomeriggio mettono acqua. Io non ci credo. Mirco ci saluta e noi partiamo per il terzo giro. Tutta la mattina col sole in fronte, fa caldo, i paesaggi incontrati sembrano mai visti, tutto ha un’altra faccia, persino il Lago splende di una bellezza strepitosa. Nuovamente alla frontiera Italia-Svizzera per andare a salutare la benzinaia che incredula ci vede arrivare. Compro qualche cioccolata, la salutiamo e ripartiamo in direzione Italia. Si pedala a testa bassa per giungere quasi ad Arona dove intravediamo un ciclista nella direzione opposta con la divisa della Polisportiva Spilambertese: è Mirco Boonen Bellucci. Che sorpresa, che spettacolo, ancora tutti e 4 assieme. Timbriamo ad Arona e poi dritti verso il campeggio. Poco dopo Arona il sole viene coperto da nuvole scure che da li a poco lasciano cadere a terra un battello d’acqua. Mirco è davanti a me, sembra voglia tirarmi, ma sono troppo stanco e mi stacco mantenendo sempre quei 20 metri di distanza. Arrivati in campeggio lui mi aspetta davanti all’ingresso, mentre io vedendo il cancello principale aperto decido di saltare la guida del cancello stesso. Prendo un po di spinta e salto, quando mi accorgo che le sbarre posizionate pochi metri avanti sono chiuse! Freno, ho poco spazio e come un ‘deficente‘ mi appoggio alla sbarra. Mirco ride, i proprietari del campeggio ridono e io ringrazio il cielo per non essermi schiantato contro la sbarra! La stanchezza fa brutti scherzi….3 giri completati, 3 divise usate, 3 kway, 3 cappelli usati…ormai abbiam finito i cambi: rimane l’ultimo! Ho freddo, non voglio ripartire, la pioggia è fortissima. Enrico è in pantaloncini, Gianni vede il brevetto quasi fatto e io sono coperto da un asciugamano disteso sul divano. Samo tutti e 3 dentro nel bungalow mentre Mirco scherza sul nostro probabile fallimento. Uscire in bicicletta ora sarebbe un suicidio e cerco di convincere i miei compagni a desistere. Enrico ragiona e sembra stare dalla mia, mentre Gianni è un pazzo scatenato. Si veste, ci guarda dicendo “Grazie per avermi aiutato fino a qua, non vi chiedo nulla, capisco le vostre motivazioni, ma io parto. Ciao!“. Guardo Enrico e insulto Gianni. Enrico guardandomi negli occhi mi dice “…è una pazzia lasciarlo andare solo…vado con lui”. Bene, insulto anche Enrico! Poi che fare? Lasciare soli i miei due amici? E se per sfortuna avessero bisogno? Mi vesto e ripartiamo tutti e 3.
Mi insulto da solo! Ora mancano 180 km, 180 km di pura follia, tutti sotto l’acqua! Ripartiamo alle 16 per affrontare per l’ultima volta il giro del Lago Maggiore. Ad ogni controllo, salutiamo e ringraziamo per l’ultima volta. In questo ultimo giro, non penso ad altro che arrivare, abbiam tutti e 3 freddo, ormai son quasi le 21 e la luce è un ricordo. Gli ultimi km tremo, mentre l’acqua continua a non darci tregua, fino a chè alla rotonda giriamo finalmente a sinistra verso Gravellona Toce
per poi salire a Corte Cerro, dove le ultime due salite di poche centinaia di metri sembrano non finire più. All’ Hotel Cicin ci aspettano Luca, Simona e Fulvio. Ci salutano, ci fanno i complimenti e con i quali facciamo due chiacchere con le foto di rito. Luca, ci regala altre borracce e ci chiede se vogliamo bere un te caldo. Siamo bagnati, abbiam freddo e il campeggio dista alcuni km. Rifiutiamo a malincuore, ma ci aspetta altra acqua….e come siamo arrivati ripartiamo verso una doccia calda. E’ finita, Gianni ce l’ha fatta, noi ce l’abbiamo fatta, ora ci aspetta un letto caldo dove riposare fino alla mattina.
E il Claudio che fine ha fatto? Solo all’arrivo in campeggio mi informano che Claudio aveva terminato il giro da solo sotto alla pioggia e senza batter ciglio. Un uomo, un grande uomo che senza scoraggiarsi ha completato la sua randonnee in solitaria nella bellezza di 9 ore e 30 minuti!
E la sfida con Mirco? Qui si dovrebbe parlare solo davanti agli avvocati. Ci son troppe versioni, c’è un sms nel quale Mirco ‘rimuncia‘ alla sfida, c’è chi sostiene che Mirco abbia ‘rubato‘ 8 minuti, c’è chi con la voglia di continuare a scherzare non vuole terminare questa fantastica avventura… Claudio Chiappucci Tinarelli vs Mirco Boonen Bellucci, la sfida infinita!